Fa la spesa durante i permessi, a processo

24 Novembre 2015

Doveva accudire il nonno della moglie, operaio rinviato a giudizio. La difesa: «L’assistenza, anche se per poco, c’è stata»

LANCIANO. Ha usufruito dei permessi della legge 104 per accudire il nonno della moglie. Ma l’assistenza l’avrebbe prestata solo per poche ore al giorno, dedicando il resto della giornata ad attività di interesse personale. Con l’accusa di truffa aggravata ai danni dell’Inps e della Sevel S.A., 37 anni, operaio di Chieti, è stato rinviato a giudizio, dal giudice per le udienze preliminari Marina Valente, al 5 maggio 2016. Per l’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Anna Benigni, l’operaio avrebbe preso i permessi per i giorni 22, 26 e 28 novembre 2012 per assistere il nonno della moglie «trattenendosi in casa 34 minuti il 22 novembre, due ore e mezza il 26 e un’ora e 20 minuti il 28, dedicando il resto della giornata ad attività personali, come andare al supermercato, inducendo in errore Sevel e Inps sulla regolarità della sua condotta e sul regolare utilizzo del beneficio concessogli dalla 104 percependo la retribuzione per le giornate in questione».

La Sevel, rappresentata in aula dai legali Antonio Codagnone e Giovannandrea Anfora del foro di Torino, si è costituita parte civile con la richiesta di risarcimento danni. È il quinto caso di operaio Sevel che finisce a processo per truffa ai danni dell’azienda e dell’Inps per gli abusi dei permessi per la legge 104, concessi per l’assistenza a familiari disabili o malati gravi. Abusi che nel 2010-2012 la fabbrica dei Ducato aveva scoperto attraverso investigatori privati che avevano anche fotografato i dipendenti fedifraghi, poi licenziati. Da qui l’avvio dei ricorsi degli operai al Tribunale del lavoro, ricorsi a cui la Sevel ha risposto con esposti alla Procura che hanno preso la forma del reato di truffa e che sono finiti, dal 2014, nelle aule penali.

«In realtà la questione per il mio assistito è ben diversa», nota l’avvocato di S.A., Pietro Cotellessa, «perché in quei giorni ha effettivamente prestato assistenza, a differenza di altri che nelle ore di permesso e andavano a ballare o allenare a calcio. È andato a fare la spesa? Certo, ma era per il nonno. Ci sono due sentenze del Tribunale del lavoro che hanno reintegrato in Sevel l’operaio licenziato, perché i giudici hanno rilevato che l’assistenza, pur se non continuativa e per poco tempo, è stata effettivamente prestata nelle giornate di permesso. Inoltre c’è anche l’assenza di dolo, che caratterizza i processi penali, visto che è stato il nonno assistito che lo avrebbe congedato». In appello, però, la Sevel ha vinto il ricorso e l’operaio è stato licenziato. Ora quel processo è in Cassazione, mentre si è aperto il filone penale per truffa aggravata, con la prima udienza fissata al 5 maggio 2016.

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