Fa mangiare rifiuti all’ex zia: condannato

Tre anni di reclusione per le botte anche a ex compagna e figlio. La parte civile: «Le donne denuncino senza timori»
VASTO. Tre anni di reclusione e interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. È la pena decisa dal giudice Italo Radoccia per O. N., 40 anni, il tunisino arrestato due anni e mezzo fa dalla polizia per maltrattamenti in famiglia. Determinanti sono state le dichiarazioni rese da alcuni testimoni ascoltati in aula. Questi ultimi hanno riferito di continui e costanti maltrattamenti dell’imputato alla ex convivente, al figlio e all’ex zia. Maltrattamenti che, terminata la convivenza, si sono trasformati in veri e propri atti persecutori (stalking). Il nordafricano, a detta di qualche conoscente comparso in aula, aveva trasformato la vita della sua compagna e quella dei familiari di lei in un inferno. La parte lesa e il figlioletto si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Sida Pelillo di Campobasso. L’imputato era assistito dall’avvocato Angela Pennetta. Il suo nome non è stato indicato per esteso per proteggere il figlio che ha 12 anni ma quando la storia è iniziata ne aveva solo 5 e quando il padre è finito in carcere ne aveva 7. Ma anche le altre persone coinvolte hanno invocato il riserbo.
Nonostante la vittoria in tribunale la parte lesa è ancora molto provata. La vicenda che ha portato due anni e mezzo fa l’uomo in carcere è estremamente delicata e per questo il tribunale l’ha trattata con la massima discrezione. La ex compagna ha raccontato di avere vissuto cinque anni d’inferno. Lo ha denunciato perché ha avuto paura di perdere il figlio. Il tunisino avrebbe minacciato di farlo sparire e di non farlo più vedere alla madre. Questo passaggio riferito suo tempo dalla donna all’ex pm di Vasto, Giancarlo Ciani, è stato ripetuto. L’imputato però ha sempre negato le accuse.Il giudice voluto ascoltare una quindicina di testimoni.
La prima volta che la compagna dell’imputato ha chiesto aiuto alla polizia è stato nel 2012. Un anno dopo, a marzo 2013, sia la donna che la madre arrivarono in ospedale per curare ferite e lesioni. Nel corso di una conferenza stampa nel 2014 convocata dopo l’arresto del tunisino, la polizia rivelò che un’anziana zia era stata addirittura costretta a mangiare il cibo raccolto dalla spazzatura. Le motivazioni della sentenza saranno rese note fra 90 giorni. Soddisfatta la parte civile rappresentata nel processo dall’avvocato Pelillo. «Mi auguro che la vicenda giudiziaria possa aiutare le numerose donne che, quotidianamente, subiscono atti di violenza tra le mura domestiche, a trovare fiducia nella giustizia e denunciando ciò che sono costrette a sopportare», ha sostenuto il legale. La difesa dell’imputato annuncia il ricorso in appello.
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