Fabbrica esplosa, in 80 rischiano il posto

Sospesa la licenza alla Esplodenti Sabino dopo la morte di tre operai, ora la Provincia dovrà decidere sul futuro dell’azienda
CASALBORDINO . Licenza sospesa, impossibile anche la riapertura parziale. Tutto è fermo alla Esplodenti Sabino, la polveriera di Casalbordino in cui il 21 dicembre 2020 persero la vita tre operai a causa di un’esplosione: Carlo Spinelli, 54anni di Casalbordino, Paolo Pepe, 45enne di Pollutri, e Nicola Colameo (45) di Guilmi. Ora, al dramma delle famiglie delle vittime si unisce quello di altri 80 dipendenti che da più di un mese non lavorano né sanno se e quando potranno tornare nella fabbrica che smaltisce cariche esplosive. Il 24 dicembre è arrivata la sospensione della licenza d’esercizio disposta dalla prefettura di Chieti per il titolare Gianluca Salvatore, notificata anche ai dirigenti Tiberio Giustiniano e Stefano Stivaletta. Senza licenza è impossibile riprendere a lavorare. L’impresa aspetta la riunione della commissione provinciale per la sicurezza. «La riunione è fondamentale. La commissione deciderà cosa fare in merito alla sospensione della licenza, un passaggio importantissimo. L'azienda dà lavoro a ottanta persone e altrettante famiglie sono in attesa di conoscere il loro futuro», rimarca l’avvocato Arnaldo Tascione che assiste l’impresa.
Per i prossimi mesi i lavoratori potrebbero usufruire della cassa integrazione straordinaria anche se non è chiaro se il trattamento vale in questo caso e per quanto tempo. Di sicuro il futuro appare nebuloso.
Sulla vicenda sono in corso le indagini della Procura di Vasto: le ipotesi di reato sono di omicidio colposo, disastro e danno colposo con l’iscrizione sul registro degli indagati di tre vertici della Esplodenti Sabino e l’iscrizione della società per illeciti amministrativi dipendenti da reato.
Nei giorni scorsi, la deputata del M5S Carmela Grippa e a seguire anche gli attivisti del Forum H20 hanno chiesto alla Procura di indagare anche sull’applicazione della direttiva Seveso. Le indagini in corso sono condotte dai carabinieri di Ortona e dal Ris di Roma e puntano a ricostruire la catena del lavoro e a individuare eventuali responsabilità.
Al momento dell’esplosione le tre vittime erano a fine turno: hanno preso un’ultima cassetta di razzi di segnalazione per le barche. Un’operazione quasi di routine che si è trasformata in una tragedia. Le tracce di polvere sui resti delle vittime sono al vaglio dei carabinieri del Ris. I familiari delle vittime chiedono che venga fatta la massima chiarezza sull'incidente. E tutti i dipendenti invocano chiarezza anche sul futuro.
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