Fabrizio non può tornare a casa sua

9 Maggio 2015

Dopo otto mesi di promesse per una nuova abitazione il giovane tetraplegico è stato di nuovo trasferito a Villa Pini

ORTONA. É dal mese di settembre che il Centro sta raccontando la storia di Fabrizio Iezzi. Il ragazzo di 24 anni, tetraplegico da trauma, sta aspettando una casa adeguata alle sue condizioni di disabile. In questi otto mesi si è assistito solo a un susseguirsi di promesse, «faremo», «diremo», «ci stiamo interessando», di Comune, Ater e Asl, e incontri inconcludenti. Ma, escluso l’interessamento dei volontari dell’Anfass e uno spettacolo di solidarietà organizzato da Tommi Del Ciotto, Laura Del Ciotto, Nicola Pace, e Annalisa Bellantuono che hanno raccolto per Fabrizio 1.175 euro, il giovane non può ancora tornare a casa sua. In una abitazione popolare dell’Ater al terzo piano e senza ascensore dove lo sta aspettando la mamma Erlinda Boromeo, un’operaia vedova.

Fabrizio, appena uscito da un centro di riabilitazione di Imola, è dovuto tornare a Villa Pini e non, come sperava e gli avevano fatto credere, nella sua abitazione.

Solo per rinfrescare la memoria collettiva. Nei primi di settembre del 2014 il sindaco Vincenzo D’Ottavio, l’allora assessore al patrimonio Tommaso Coletti, incontrarono il presidente dell’Anfass Nadia La Torre. Si arrivò alla conclusione che la soluzione più semplice fosse assegnare alla famiglia di Fabrizio una abitazione più adeguata e se questo non fosse stato possibile fare un intervento strutturale nella abitazione dove il giovane risiede. L’8 ottobre del 2014 ci fu un incontro tra D’Ottavio, il consigliere delegato alle case popolari Luigi Menicucci, la presidente dell’Anfass, il commissario e la direttrice dell’Ater Antonella Gabini e Giuseppina Di Tella. Tutti concordi che una nuova casa fosse la soluzione migliore per Fabrizio. Ma l’ostacolo principale era che molte case dell’Ater erano occupate abusivamente. Il consigliere Menicucci dichiarò: «Le stiamo recuperando e nei prossimi tre mesi saranno disponibili almeno altri 3, 4 appartamenti». Ma dopo 8 mesi non è ancora disponibile neanche uno.

Un altro nodo da sciogliere riguarda i cosiddetti ausili tecnici, strumenti che permetterebbero a Fabrizio di stare in casa. E all’appello degli ostacoli non poteva mancare la burocrazia. Infatti alcune delle richieste fatte dalla famiglia non rientrano nell’elenco del “nomenclatore tariffario” che comprende gli ausili tecnici per i disabili. Pare, comunque, che la Asl sia riuscita ad accelerare i tempi ed a breve potrebbero arrivare gli ausili necessari. Fra altri otto mesi?(k.g.)