«Facciamo qui l’ospedale di zona disagiata»

6 Agosto 2017

Atessa. Proposta della giunta comunale per evitare la chiusura del presidio sanitario. Borrelli: parola al ministro Lorenzin

ATESSA. Portare l’ospedale San Camillo alla ribalta nazionale per tentare un ultimo e non facile tentativo: la conversione in “ospedale di zona disagiata”. Il sindaco, Giulio Borrelli, la giunta comunale, e il presidente del consiglio, Enrico Flocco, hanno inviato ai ministri della salute, Beatrice Lorenzin, e dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, oltre alla richiesta di un incontro urgente, il progetto di conversione del presidio sanitario. L’iniziativa è stata illustrata ieri nella sala consigliare. Atessa mira a essere comune “battistrada” per i tanti piccoli ospedali sparsi sul territorio nazionale.
Il cuore della proposta. Il San Camillo è ancora ospedale e non ha subito, fino ad oggi, di fatto, nessuna conversione. «Portiamo a livello romano la nostra proposta visto che, a quello regionale, abbiamo avuto difficoltà», ha esordito il sindaco Borrelli che ha poi spiegato: «In base alla normativa vigente e in considerazione della sua vocazione territoriale, il San Camillo ha tutti i requisiti per essere riconosciuto “ospedale di zona disagiata” dovendo offrire servizi sanitari, oltre che alla considerevole zona industriale a un retroterra di almeno trentuno Comuni, per lo più montani, con 49mila abitanti. Tutto questo territorio, in assenza di un presidio adeguato graviterà sugli ospedali di Chieti, Lanciano e Vasto, aggravando disagi e disfunzioni». Il cuore della proposta è un decreto legge (n.70 del 2.4.2015) meglio conosciuto come decreto “distanze”; esso impone l’attivazione di ospedali di zona disagiata qualora si superino determinati tempi di percorrenza tra i Comuni interessati e l’ospedale interessato. «Atessa», ha continuato Borrelli, «con questo riconoscimento ridarebbe il diritto alla salute anche a paesi come Montenerodomo, Castiglione Messer Marino, Palena (i sindaci di questi due comuni, Felice Magnacca e Claudio D’Emilio, erano presenti ieri mattina ad Atessa, ndc) che distano tra un’ora e un’ora e trenta dagli ospedali di Chieti, Lanciano e Vasto, in condizioni di viabilità normale. Altri Comuni di montagna hanno problematiche simili che si aggravano per le condizioni climatiche, orografiche e viarie».
Che cosa prevede la proposta. Cinque specializzazioni di base: Lungodegenza, Riabilitazione adeguatamente implementata rispetto all’attuale, Day surgery, Diagnostica per immagini ed endoscopica, Medicina del lavoro che colmerebbe una lacuna di tutta la sanità abruzzese, Pronto soccorso.
La posizione dell’ex sindaco. «È un progetto debole perché crea un precedente», ha detto Nicola Cicchitti «gli ospedali di Casoli, Guardiagrele, Penne, Castel di Sangro, Atri, faranno richieste come quelle di Atessa? Il fatto è che noi ci siamo fatti scappare un ospedale di territorio di secondo livello in Val di Sangro e le attuali proposte sono deboli. Comunque siamo pronti a qualunque azione per il nostro ospedale».
La risposta di Borrelli e Flocco. «Le strutture alle quali fa riferimento l’ex sindaco già sono stati riconvertiti in ospedali di comunità mentre il San Camillo no. Non dobbiamo gettare la spugna perché è l'unica battaglia possibile. Per quanto riguarda il grande ospedale in Val di Sangro, ospedale di secondo livello, la sua realizzazione non aveva piedi per camminare, la legge impone un bacino da 600.000 a 1.200.000 utenze e manca la volontà degli attori principali».
La posizione del Pd. «In campo», afferma il segretario cittadino Angelo Sciotti, «è stata messa una proposta seria, concreta e fattibile basata su dati incontrovertibili, che permetterebbe di assicurare il futuro a un presidio di sicurezza nel territorio, quale storicamente è sempre stato l'ospedale di Atessa in maniera efficace ed efficiente. Essa può trovare, come ci auspichiamo trovi, l’appoggio e il sostegno della giunta regionale, rimarginando una ferita tra istituzioni, territorio e cittadini che non ha ragione d’essere».
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