«Facevano parte della camorra»: la polizia arresta marito e moglie Accusato di essere stato un affiliato del clan Belforte, Donato Bucciero si era trasferito a Francavilla: ora finisce in carcere perché deve scontare 4 anni e 9 mesi. Anche la coniuge in cella: «Era complice»

CHIETI. Accusato di essere un affiliato al clan camorristico Belforte, viveva da quasi quattro mesi in un appartamento di Francavilla al Mare, dove si era trasferito con la famiglia per lavorare in...
CHIETI. Accusato di essere un affiliato al clan camorristico Belforte, viveva da quasi quattro mesi in un appartamento di Francavilla al Mare, dove si era trasferito con la famiglia per lavorare in una ditta che allestisce cantieri edili. Donato Bucciero, 52 anni di Marcianise (Caserta), e la moglie Immacolata Bencivenga (49), casalinga, sono stati arrestati dai poliziotti della squadra mobile di Chieti: devono scontare rispettivamente 4 anni e 9 mesi di reclusione e 5 anni, 3 mesi e 11 giorni perché condannati in via definitiva per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e usura, il marito anche per corruzione e incendio. Per tutti i reati è stata riconosciuta l’aggravante dell’appartenenza ad associazione di tipo camorristico. Venerdì mattina, gli agenti del commissario Nicoletta Giuliante hanno notificato alla coppia l’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura generale della Corte d’appello di Napoli: adesso lui è rinchiuso nella casa circondariale di Lanciano, mentre lei in quella di Teramo.
L’INCHIESTA
In base alle indagini condotte dalla Polizia di Stato di Caserta, sfociate nel 2015 in un blitz con 16 arresti, Bucciero – aiutato dalla moglie – era a capo di un’organizzazione criminale specializzata nello spaccio di hashish e cocaina a Marcianise e nei centri limitrofi. Gli investigatori hanno scoperto un sistema di vendita itinerante: la base logistica era un negozio di articoli sportivi. Lo scambio avveniva in luoghi preventivamente concordati e, in alcune occasioni, anche all’interno delle attività commerciali, in modo tale da sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. La banda che faceva capo a Bucciero e quella guidata da un altro pregiudicato, sempre secondo le accuse, godevano delle connivenze e della complicità di tre poliziotti in servizio al Commissariato di Marcianise, che, «orientando» le indagini su gruppi criminali concorrenti, fornivano una sostanziale copertura. Uno dei poliziotti, come raccontano le carte dell’inchiesta, «è risultato in organico all’organizzazione gestita da Bucciero: consegnava le dosi di cocaina a un ristretto numero di clienti, prevalentemente imprenditori e professionisti, provvedendo al recupero dei “crediti” derivanti dall’acquisto delle dosi e al riciclaggio dei proventi, in parte versati sul suo conto corrente, e alla “monetizzazione” di assegni che Bucciero riceveva “a garanzia” delle attività usurarie».
L’AMMISSIONE
Dopo essere finito in manette nel 2015, Bucciero ha ammesso di aver pagato i tre poliziotti per evitare che indagassero sulla cosca. Quegli stessi agenti, in base alle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, fornirono la scorta abusiva a al noto cantante napoletano Gigi D’Alessio (mai indagato ed estraneo all’inchiesta) per consentirgli di arrivare in tempo a una manifestazione artistica. Non solo: utilizzarono locali del commissariato e anche auto di servizio per incontri con delle donne.
LA CONFISCA
Nei confronti di Bucciero, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Francavilla al Mare, il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha recentemente disposto la confisca di tutti i beni di sua proprietà, già sequestrati.
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