Faida vastese, si decide a Perugia

15 Luglio 2020

Attesa per la sentenza dei giudici umbri dopo sette anni dai fatti

CHIETI. Faida vastese: si decide a Perugia la sorte di M.M. e A.S., 37 anni di Vasto, accusati di tentato omicidio, che erano stati assolti in primo grado. In appello l’accusa era stata derubricata in lesioni e gli imputati condannati a due anni. La Cassazione, a cui si erano appellati i loro difensori, gli avvocati Arnaldo e Francesco Tascione e Antonello Cerella, ha annullato la sentenza rimettendo il fascicolo alla corte d’Appello di Perugia. Ieri i giudici perugini hanno ritenuto necessario ricostruire la vicenda con l’ausilio di testimoni e hanno fissato una nuova udienza per il 16 settembre prossimo. Soddisfatti gli avvocati della difesa. «Dimostreremo che non ci sono prove certe contro i nostri clienti», hanno ribadito i legali. Tutto da rifare, insomma, per F.S., 37 anni, operaio vastese, accusato di essere l’uomo che con M.L. (condannato in primo grado con rito abbreviato dal gup Stefania Izzi a 8 anni di reclusione ma poi assolto dai giudici della Corte d'appello) il 19 aprile 2013 sparò alle spalle di Y.P., 34 anni, in sella ad una moto Ducati. La stessa accusa riguardava anche M.M. e A.S, che avrebbero aiutato Y.P. il 4 giugno 2013 a vendicarsi aggredendo il rivale a colpi di ascia all’esterno del bar Del Giglio a due passi dal centro cittadino. A mettere nei guai gli imputati erano state le telecamere della videosorveglianza. In realtà nelle immagini compaiono persone che indossano pesanti caschi e quindi, a detta dei difensori, non identificabili.
Nel ricorso in Cassazione gli avvocati Cerella e Tascione hanno elencato anche altre contestazioni. Argomenti che hanno convinto la Suprema Corte a rimandare gli atti in appello a Perugia. Il 16 settembre prossimo non sono esclusi nuovi colpi di scena per una vicenda che in questi giorni ha compiuto 7 anni. (p.c.)
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