Fallisce il colpo: 5 arresti dopo la sparatoria

7 Maggio 2018

Ferito un bandito, gli altri presi dai carabinieri dopo un inseguimento in strada e nelle campagne. Catturato il basista

LANCIANO. Sparatoria con cinque arresti l’altra notte a Piane d’Archi. La banda della “marmotta” tenta di far esplodere un altro bancomat nel Sangro. Ma questa volta ad aspettare i banditi ci sono i carabinieri.
ORE 3: ARRIVA LA BANDA. Alle 3 di domenica una Fiat Stilo vecchio modello arriva davanti al Postamat dell’ufficio di Piane d’Archi. A bordo quattro uomini, incappucciati. Due spaccano la vetrata accanto allo sportello automatico con un ariete di ferro e piazzano la “marmotta”, la pala riempita con 380 grammi di polvere pirica pressata, nel cassetto dove escono i contanti. Il terzo è dietro il veicolo, a guardia, e imbraccia un kalashnikov.
LA SPARATORIA. I militari dell’Arma, in divisa e in borghese, escono in strada e gridano ai banditi: «Alt, fermi, carabinieri!». I quattro risalgono in auto, uno mostra il kalashnikov. A quel punto i carabinieri intervengono. Un militare prova a fermare il mezzo dei banditi con un fucile Spas: esplode tre colpi al radiatore e due alla gomma anteriore destra con il veicolo in movimento. Un proiettile calibro 12 penetra nell’auto e ferisce il bandito armato al piede, fratturandogli la tibia. In retromarcia i ladri tentano di investire i carabinieri, che esplodono altri colpi con le armi d’ordinanza.
L’IMPREVISTO. Un’Alfa Romeo 156, coi vetri scuri, piomba sulla scena. I carabinieri pensano a una staffetta della banda. In realtà sono quattro ragazzi del posto che, alla vista di uomini armati di mitragliette -che non sanno essere carabinieri in borghese- nel panico salgono sull’auto e in retromarcia puntano proprio in direzione delle Poste. Urtano un palo e restano bloccati nel mezzo della sparatoria: alcuni proiettili colpiscono l’auto, i ragazzi sono miracolosamente illesi.
LA CATTURA. Dopo aver capito che non si tratta di altri banditi, i carabinieri si lanciano all’inseguimento dei ladri in fuga. Conoscono il tragitto che faranno, verso il covo dove li aspetta il basista, una casa isolata presa in affitto a Guarenna di Casoli. Dopo due chilometri di fuga i malviventi devono abbandonare l’auto danneggiata e proseguire la fuga a piedi. A 700 metri, in mezzo a un campo di grano, i militari rintracciano il bandito ferito, abbandonato dai complici. È il primo ad essere arrestato. A 4-5 chilometri, internati nelle campagne tra Casoli e Sant’Eusanio, ci sono gli altri tre: il basista li ha appena recuperati e fatti salire su un’auto “pulita”.
GLI ARRESTATI. Sono Cristoforo Aghilar, 35 anni, Antonio Cataldo, 39 anni, Potito Diglio, 36 anni, Francesco Reddavide, 33 anni, e Massimiliano Lionetti, 46 anni, il ferito. Tutti residenti tra Cerignola e Ortanova. Sono rinchiusi nel carcere di Villa Stanazzo, Lionetti piantonato in ospedale. Devono rispondere di tentato furto aggravato, tentato omicidio (per aver provato ad investire i carabinieri), porto e detenzione illecita di arma ed esplosivi e ricettazione (del veicolo rubato a Barletta).
LE INDAGINI. Coordinate dalla Procura di Lanciano, partono dopo la rapina con fucile alla gioielleria Sarni di Lanciano e dopo l’ultimo bancomat esploso, il 1° maggio a Mozzagrogna. È un lavoro in sinergia tra i carabinieri di Lanciano e Atessa, diretti dai capitani Vincenzo Orlando e Marco Ruffini, e i comandanti delle stazioni di Bomba, luogotenente Vito Giallorenzo, e Archi, maresciallo maggiore Luca Menna, che hanno il controllo del territorio. E riescono a individuare il basista, personaggio che è solito pernottare in un albergo della zona in alcune date particolari, quasi sempre a ridosso di rapine e furti. I carabinieri seguono i suoi spostamenti, con Gps montati sulle auto, e monitorano i suoi contatti. Così scoprono il suo covo, la base logistica della banda, e che il nuovo obiettivo è un Postamat del Sangro, rifornito venerdì scorso. Quello di Piane d’Archi è stato caricato con oltre 60mila euro. Partono i servizi coordinati dal luogotenente Federico Ciancio, a capo del Norm di Atessa. Lo affianca il Norm di Lanciano, diretto dal tenente Massimo Canale (collabora anche l’Arma di Foggia). E l’altra notte è quella giusta. «Sono orgoglioso di loro», commenta il comandante provinciale Florimondo Forleo, «è la risposta alla cittadinanza preoccupata per le ultime rapine violente. Ai banditi mandiamo un preciso segnale: questo territorio non è in mano a loro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA