False nozze, cinque arresti e 22 indagati

19 Febbraio 2016

Vasto, i carabinieri scoprono la gang dei mariti fittizi per far ottenere permessi di soggiorno a belle dominicane

VASTO. Tutto è iniziato nell’agosto del 2014 quando un’avvenente dominicana di 25 anni arriva a Liscia, 709 anime nell’entroterra vastese. Come “Bocca di rosa” che arriva nel paesino di Sant’Ilario è impossibile non notarla. Parte così l’operazione “Fake Marriage”, che tradotto significa “falso matrimonio”, che ha portato a scoprire una rete di matrimoni combinati tra giovani donne dominicane e attempati uomini italiani al solo scopo di ottenere permesso di soggiorno e cittadinanza per le dominicane. Una volta colto l’obiettivo, le donne lasciavano il marito di comodo, come è successo per lo sposo di Liscia cinquantenne del posto senza lavoro.

Sono 15 i matrimoni fittizi sui quali hanno indagato i carabinieri delle stazioni di Roccaspinalveti e San Buono e dal Nor della Compagnia di Vasto. Cinque le persone arrestate e 22 gli indagati, tutti mariti di comodo, tra cui diversi abruzzesi in particolare del Vastese, e spose pronte a lasciare il tetto coniugale. Gli arrestati sono madre e figlia dominicane residenti a Monza, Ramona Payano Munoz, di 56 anni, e Sorangel Munoz Ortega, di 30 anni, detta Celina, che reclutavano le giovani spose, e tre italiani che fungevano da punto di riferimento sul territorio: Gianfranco Gianserra, 74 anni di Vasto, Renato Luigi Trofino, 51 anni di Roccaspinalveti e Daniela Di Stefano, 37 anni di Guglionesi.

Come in una catena di Sant’Antonio, gli stessi “mariti fittizi” si adoperavano per cercare altri “falsi mariti” che stavano al gioco per mettersi qualche soldo in tasca e godere per un po’ di tempo della compagnia di belle e giovani donne. Lo standard di uomo era sempre lo stesso: in là con gli anni, bisognoso di denaro e senza vincoli familiari troppo stretti. L’organizzazione pagava loro una somma che andava dai 5 mila e i 10 mila euro per andare nell’isola caraibica, godersi un po’ di mare e di sole insieme alla “fidanzata”, sposarla, tornare in Italia e adempiere a tutte le formalità burocratiche. Le donne, però, ben presto sparivano. Si facevano rivedere solo per il tempo necessario per ottenere prima il permesso di soggiorno e poi la cittadinanza italiana. Una volta colto l’obiettivo erano libere. Ma Spesso finivano nei night del Nord Italia o a fare le badanti.

L’operazione scattata alle prime luci dell’alba di ieri nel Vastese, nel Molisano e anche a Monza, coordinata dal procuratore di Vasto Giampiero Di Florio, ha portato tutto alla luce del sole. Ieri, nella sede del comando provinciale di Chieti, i risultati sono stati illustrati dal maggiore Giancarlo Vitiello, comandante della Compagnia di Vasto, e dal luogotenente Antonello Carnevale, comandante della stazione di Roccaspinalveti, sotto gli occhi attenti del comandante provinciale, il colonnello Luciano Calabrò.