False rottamazioni di auto 80 testi citati al processo

In sei accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al falso Tra le parti civili c’è la Fiat che chiede 600mila euro di risarcimento danni
LANCIANO. Ha preso il via ieri il maxi processo sulle false rottamazioni delle auto, dopo 4 anni dagli arresti ai domiciliari dei sei imputati e alcuni rinvii dovuti alla mancanza di giudici per formare il collegio. Alla sbarra, di fronte ai giudici Francesco Marino (presidente), Gabriella Cordisco e Stefania Cantelmi, si sono presentati Angelo Domenico Ucci, 45 anni, di Rocca San Giovanni, e i suoi collaboratori Marco Di Cino (35) di Torricella Peligna, Mirko Antonio Croce (39) e Cesare D’Alessandro (39), entrambi di Lanciano, Francesca Villani (28) di Roccascalegna e Mary Ellen Marano (27), di Lanciano. Devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e della Fiat e di falso. Il processo ha preso il via con i legali degli imputati che hanno sollevato due eccezioni. La prima riguardava la presunta incompatibilità territoriale. Per i legali a decidere doveva essere il tribunale di Chieti visto che molti documenti sotto inchiesta sono stati rilasciati dalla Motorizzazione. La seconda eccezione riguardava la nullità del decreto che dispone il giudizio per indeterminazione dei capi di imputazione. Cioè non sono definite le condotte dei singoli dipendenti dell’autorivendita messi tutti sullo stesso piano. Il collegio ha respinto le richieste.
Da qui l’avvio dell’iter con l’ammissione dei testi, delle perizie e la definizione del calendario delle udienze. Sarà un processo complesso quello di Anxauto, con oltre 80 testimoni, consulenze e intercettazioni, perché da chiarire ci sono molti punti. Secondo l’accusa i sei, a vario titolo, avrebbero intestato a ignari acquirenti veicoli da rottamare per incassare i contributi dello Stato, una somma tra i 1.500 e i 4 mila euro, fino agli 8 mila per un veicolo commerciale. Da qui l’accusa di truffa aggravata. E avrebbero falsificato i tesserini dei lavoratori Sevel per usufruire degli sconti dei dipendenti Fiat, oltre alla falsificazione dei certificati di proprietà e di carte di circolazione delle auto. Secondo l’accusa sarebbero circa 200 le auto vendute con gli incentivi Fiat, mentre il giro d’affari della truffa ammonterebbe a quasi 700 mila euro.
Teresa Di Rocco
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