Falsi incidenti Giro d’affari da 150mila euro

LANCIANO. Ci sono due fratelli ventenni di Rocca San Giovanni che denunciano il finto furto di un’auto di lusso per ottenere un alto indennizzo dall’assicurazione. E una diciottenne caraibica che...
LANCIANO. Ci sono due fratelli ventenni di Rocca San Giovanni che denunciano il finto furto di un’auto di lusso per ottenere un alto indennizzo dall’assicurazione. E una diciottenne caraibica che figura più volte tra le false denunce, ora come testimone ora come parte lesa di incidenti costruiti a tavolino per spillare soldi alle compagnie assicurative. Tra i 25 indagati dell’inchiesta sulla presunta truffa alle assicurazioni, svelata dalla polizia stradale di Chieti e di Lanciano, figurano anche ambulanti stranieri, tossici e ragazze, arruolati come prestanomi perché si intestassero, in cambio di 100-150 euro, le macchine dei finti incidenti stradali o diventassero testimoni compiacenti di tamponamenti e investimenti di pedoni. Il grosso del guadagno, gli indennizzi che si riusciva ad ottenere dalle assicurazioni, finivano ai capi dell’organizzazione. Il giro d’affari stimato è di 150mila euro, ai danni dell’assicurazione. Al vertice, secondo le accuse, ci sono tre avvocati pescaresi, di due studi diversi, uno dei quali avrebbe fatto un vero e proprio business sull’infortunistica stradale. I titolari, F.C. e P.C., padre e figlio, sarebbero uno un finto legale e l’altro radiato dall’albo. Gli avvocati, che costruivano a tavolino i finti incidenti, erano in contatto con pregiudicati pescaresi che, tra gli altri compiti, avevano quello di trovare i prestanomi.
L’inchiesta è partita da Lanciano nei primi mesi del 2018, quando la Polstrada frentana, diretta dal comandante Renato Menna, ha iniziato ad indagare su alcune denunce di incidenti stradali presentate da persone di Rocca San Giovanni e Santa Maria Imbaro. Tra queste i due fratelli roccolani, che hanno sia denunciato il finto furto di un’auto di lusso, Audi o Mercedes, sia due incidenti stradali, avvenuti a Lanciano e San Vito. Tra i feriti avevano fatto figurare ben quattro persone della stessa famiglia, così da ottenere un indennizzo più alto dall’assicurazione. Ora sono tutti indagati. A queste denunce la polizia stradale, agli ordini del comandante provinciale Fabio Polichetti, aveva incrociato quelle delle compagnie assicurative, Cattolica e Unipol, riguardo una trentina di incidenti dubbi.
L’organizzazione faceva affidamento anche su periti assicurativi e carrozzieri compiacenti, uno dell’area frentana, per simulare falsi danni alle carrozzerie; invece falsificava da sé certificati medici autentici, tanto che la polizia stradale ha raccolto oltre 20 querele di medici e fisioterapisti. (s.so.)

