Falsi siti per lo shopping Scoperta la maxi truffa

21 Gennaio 2020

La polizia denuncia una 60enne: «Fa parte di una banda di criminali napoletani» Almeno in 15 pagano la merce senza riceverla. E adesso l’indagine si allarga

CHIETI. Sono almeno 15 le vittime di un sito trappola scoperto su internet dalla polizia di Chieti. Dietro la maxi truffa si nasconde «una vera e propria organizzazione criminale» di stanza a Napoli: sul web venivano promessi acquisti sicuri e certificati dall’e-commerce; in realtà, era solo un imbroglio. In estrema sintesi: i clienti sceglievano la merce e la pagavano tramite Postepay, ma a casa non ricevevano nulla.
Le indagini della squadra mobile, diretta dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio, hanno consentito di individuare e denunciare «una delle compartecipi della truffa»: si tratta di una napoletana di 60 anni, ovvero la reale titolare dell’iban sul quale una delle malcapitate ha versato la cifra pattuita per un acquisto. I poliziotti della terza sezione, specializzata nei reati contro il patrimonio, hanno ricostruito «l’ingegnoso e complesso meccanismo». E adesso gli accertamenti vanno avanti con l’obiettivo di scoprire anche gli altri autori del raggiro.
L’inchiesta è partita dopo la denuncia di una ragazza di Chieti che aveva comprato online un motore rigenerato per la propria automobile, pagandolo 1.000 euro ma senza mai riceverlo. Così è emerso che, periodicamente, i truffatori hanno reso visibile in rete – «rimodulandone di volta in volta denominazione e numeri telefonici da contattare» – un sito specializzato in ricambi d’auto: il server era però «ubicato» ad Amsterdam, un escamotage pensato per eludere i controlli da parte della polizia italiana. Parliamo di un sito sicuramente creato da professionisti, di facile consultazione e con una «vasta gamma» di prodotti disponibili. Ai clienti è stata fornita persino un’assistenza telefonica garantita da finti addetti. L’utenza indicata sul sito è risultata fittizia e generata attraverso un servizio internet che consente di creare un numero fisso con il prefisso geografico desiderato che, nel caso specifico, era quello di Gorizia. Anche questo era un modo per carpire la fiducia dei clienti, perché le chiamate venivano deviate su numeri intestati a persone fittizie e agganciati alle celle telefoniche di Napoli e provincia. Proprio dall’analisi dei tabulati gli investigatori hanno ricostruito come, in poco meno di 20 giorni, la banda di truffatori sia stata contattata da oltre 500 utenti: in almeno 15 hanno versato all’incirca 1.000 euro ciascuno senza poi avere nulla in cambio. I successivi accertamenti hanno permesso di identificare «l’ultimo anello del sodalizio criminale nella donna campana segnalata alla procura». Una volta ricevuti i soldi sulla carta Postepay, i truffatori dividevano le somme attraverso ricariche di carte prepagate e prelievi agli sportelli automatici di Napoli e dintorni.
Ricambi d’auto, ma non solo: il sospetto degli investigatori è che la banda abbia aperto siti di shopping online per vendere anche altre tipologie di merce, in primis cellulari e materiale tecnologico.
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