Falso e abuso, assolti due funzionari Soget

14 Gennaio 2022

Erano accusati di avere favorito 8 utenti dichiarando pignoramenti infruttuosi. Il fatto non sussiste

VASTO. «Il fatto non sussiste». Con questa formula il tribunale di Vasto - presidente Bruno Giangiacomo, giudici a latere Stefania Izzi e Michelina Iannetta- ha assolto due ufficiali giudiziari della Soget accusati di abuso in atti d’ufficio e falsità ideologica commessa in atti pubblici. Se riconosciuti colpevoli i due pubblici ufficiali avrebbero perso anche il posto di lavoro. Grande la soddisfazione dei difensori, gli avvocati Antonello Cerella e Pierpaolo Andreoni. «Per i nostri assistiti la sentenza è una liberazione dopo 4 anni di angoscia». La pubblica accusa, rappresentata dal pm Michele Pecoraro, aveva chiesto la condanna a due anni e 8 mesi per un imputato e un anno per l'altro.
La vicenda partì da una denuncia fatta nel 2016. I due furono rinviati a giudizio e accusati di avere concordato un comportamento illegale che aveva danneggiato i Comuni di Vasto, San Salvo, Lanciano e Gissi per un importo di 36.093.97 euro. In sostanza stando al capo d’imputazione, i due, in tempi diversi, in qualità di ufficiali responsabili della riscossione in servizio presso la Soget di Vasto, nello svolgimento del servizio di riscossione dei tributi, avrebbero favorito ben 8 utenti arrecando per questo un ingiusto danno patrimoniale alla Soget e ai titolari delle pretese tributarie. I due, incaricati di eseguire dei pignoramenti, avrebbero dichiarato che i pignoramenti erano o infruttuosi o negativi nonostante gli intestatari risultassero proprietari di beni mobili e immobili. La Soget si è costituita in giudizio parte civile, pronta a chiedere un equo risarcimento danni in caso di condanna degli accusati.
Davanti i giudici sono sfilati testimoni e persone informate dei fatti. La guardia di finanza ha convocato e ascoltato anche gli 8 utenti che avrebbero beneficiato dei mancati pignoramenti. A giudizio dell’accusa il materiale raccolto era sufficiente per condannare entrambi gli imputati. La difesa però ha convinto il collegio giudicante rimarcando che nessuno dei due imputati aveva la possibilità di conoscere il reale possesso dei beni degli utenti. «Non spetta all'ufficio riscossioni verificare i possedimenti», hanno insistito Cerella e Andreoni. Il collegio, ascoltate le motivazioni della difesa, alla fine di una lunga camera di consiglio ha accolto le richieste della difesa assolvendo i due funzionari. (p.c.)
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