Famiglia del bosco, così Pillon: i servizi sociali ritardano i tempi

6 Settembre 2026

L’avvocato: chiesto incontro urgente per il programma di rientro, non hanno mai risposto

VASTO

Che il percorso tracciato per arrivare al ricongiungimento dei Trevallion fosse a dir poco complicato dal punto di vista operativo è stato evidente fin da subito; se a questo poi ci si aggiungono le storture della burocrazia italiana, ecco che la frittata è fatta. Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso che nei prossimi mesi Nathan e Catherine potranno incontrare i loro tre figli, di giorno, anche all’interno della casa immersa nel bosco di Palmoli, che dista 40 minuti di viaggio dalla comunità di Vasto dove i bimbi vivono da ormai 10 mesi. Un problema logistico non da poco, aggravato dal fatto che i piccoli frequenteranno una scuola nei pressi della struttura con orario continuato. Vuol dire dalle 8 alle 16: come potranno essere garantiti gli incontri con queste limitazioni?

Per tentare di rispondere a questa domanda l’avvocato dei Trevallion Simone Pillon ha chiesto, immediatamente dopo la pubblicazione del decreto, un incontro con tutte le parti coinvolte per cercare di organizzare al meglio possibile le visite. Ma è qui che il legale si scontra con le contraddizioni della burocrazia italiana: «Sia la tutrice che la curatrice (Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese, ndr) nonché i medici della Neuropsichiatria infantile di Atessa hanno immediatamente offerto la loro disponibilità. Spiace prendere al contrario atto che il Servizio Sociale affidatario abbia rimandato sia la propria disponibilità sia – e ciò è più grave – la concreta applicazione dei rientri a Palmoli dei minori».

Da una parte l’urgenza di trovare una soluzione a queste difficoltà – la scuola inizierà il 14 settembre, tra poco più di una settimana; dall’altra, un sistema ingolfato che tarda a dare risposte. «Anche le rassicurazioni verbali, ricevute giovedì, circa una comunicazione via email che avrebbe dovuto arrivare entro venerdì 4 settembre, sono rimaste lettera morta», continua Pillon. «Ad oggi non solo non è stato avviato il programma di rientro dei minori ma non è stata neppure offerta alcuna data utile per il richiesto incontro tra le parti».

A rendere ancora più paradossale la situazione è la relazione della Neuropsichiatria infantile della Asl che già a luglio segnalava la necessità di garantire il rientro dei bambini in famiglia nel minor tempo possibile. Il rischio è che i piccoli rimangano traumatizzati a vita dalla vicenda, era il senso dell’avvertimento degli specialisti. È rimasto inascoltato. «Il segnalato allarme sullo stato di salute dei minori e il loro più volte manifestato desiderio di rientro sarebbero dovuti essere presi in considerazione dal Servizio affidatario, consigliando quella stessa urgenza e immediatezza di intervento che era stata applicata quando si è trattato di portare i minori in casa-famiglia o di allontanarne la madre. Si prende atto», è l’affondo dell’avvocato, «dell'inerzia e della inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche, che non è giusto siano fatte pagare ai minori».

La strategia difensiva della famiglia è ormai improntata alla ricerca del compromesso: anche questa volta non ci sarà alcuno strappo. Ma Pillon non ha intenzione di rimanere a guardare: «Ferma restando la piena disponibilità alla collaborazione, la difesa dei coniugi Trevallion Birmingham ha dunque esortato formalmente il Servizio Ecad 14 Altovastese a procedere con urgenza agli adempimenti di competenza nell'interesse dei minori», aggiunge l’ex senatore della Lega, che poi conclude: «Non sarebbe infatti ammissibile che i minori, dopo mesi di permanenza in casa famiglia, vedano ulteriormente compressi per ragioni amministrative i loro – sia pur minimali – diritti per come riconosciuti dal decreto in vigore. Ci si riserva ogni ulteriore azione ove permanesse l'attuale inerzia».

A insistere sugli effetti negativi di questi ulteriori ritardi è anche Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente di parte della famiglia. «Colpisce il dilatarsi ulteriore dei tempi. Alla istanza di ricongiungimento presentata il 25 giugno, il tribunale risponde il 31 agosto, alle sollecitazioni al servizio sociale di dar rapidamente attuazione delle disposizioni del tribunale, risponde quello che sembra una glaciale indifferenza per la sofferenza delle persone, rimandando di settimane in settimana. Due genitori straziati», aggiunge Cantelmi, «aggrappati alla speranza di abbracciare i propri figli, vedono scorrere il tempo senza alcuna compassione. Mi chiedo se questo prolungare di quello che Catherine ha definito 'il tempo delle lacrime', sia profondamente rispettoso della dignità umana. Ricordo a tutti che i bambini hanno bisogno, innanzitutto, dell'amore dei propri genitori, e poi di tutto il resto. Dare tutto il resto e privarli dell'amore dei genitori è dimostrato da anni e anni di studio come sia una condizione di drammatica sofferenza».

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