Vasto

Famiglia del bosco, la tutrice contro nonna e zia: «Così danneggiano i bambini»

24 Febbraio 2026

La vicenda di Palmoli, l’ultima relazione. Le gravi accuse: «La famiglia di Catherine mistifica la realtà e alimenta un clima di tensione»

VASTO. Nella storia infinita della famiglia del bosco di Palmoli, si arriva al paradosso che la nonna ottantenne e la zia dei bambini, arrivate in Italia dall’Australia, vengano addirittura tratteggiate come una minaccia per i piccoli. È ciò che accade nell’ultima relazione della tutrice Maria Luisa Palladino, depositata agli atti del tribunale per i minorenni dell’Aquila, in cui si legge testualmente: «Si osserva che la vicenda in oggetto – già caratterizzata da un rilevante clamore mediatico – ha subìto negli ultimi giorni un preoccupante aggravamento. La deliberata mistificazione della realtà legata recentemente a fatti accaduti nella struttura ospitante, resa anche dal nucleo familiare d’origine della madre, ha alimentato un clima di esasperata tensione». Cosa avranno mai fatto di tanto grave queste due donne, volate in Abruzzo dall’altro capo del mondo con l’obiettivo di sostenere Catherine Birmingham, Nathan Trevallion e i tre bimbi in un momento così delicato della loro vita? Com’è possibile che abbiano inciso così negativamente nei fugaci incontri autorizzati con i piccoli, vale a dire poche ore a settimana in cui possono vederli nella casa famiglia di Vasto, dunque sotto il controllo degli operatori?
La domanda sorge spontanea, leggendo le dure parole della Palladino. Perché parlare di «deliberata mistificazione», al di là del burocratichese, significa sostenere che queste due donne abbiano alterato di proposito la verità. «Tale condotta», scrive ancora la tutrice, «si traduce in una compromissione della serenità e del benessere psicofisico dei minori, con grave ulteriore pregiudizio in capo agli stessi». In parole semplici: sempre secondo l’avvocatessa nominata dal tribunale, i comportamenti di nonna e zia provocano gravi danni nei nipotini.
Nonna Pauline, uscendo qualche giorno fa dalla casa famiglia, ha dichiarato: «È stato molto difficile lasciarli lì, soprattutto perché continuavano adire: “Vogliamo venire a casa con te”. Non è bello. Loro amano immensamente l’Italia, questo è la loro vita. Vogliono vivere qui ed è un peccato che questo stia accadendo. Non riescono a capire perché non possono andare a casa. Ci sono tantissime persone intorno a loro che stanno mentendo, quindi non riescono a comprendere cosa sia vero e cosa no. I miei nipoti stanno molto male, sono estremamente ansiosi, continuano a mangiarsi le unghie tutto il tempo. Da bambini non hanno nemmeno mai usato il ciuccio, invece adesso continuano a mangiarsi le unghie, che sono tutte rovinate e doloranti. Non va bene, anche io sto soffrendo tantissimo: non è giusto». E ancora: «È terribile, non potete capire quanto stia soffrendo Catherine. Sono qui per darle tutto il mio affetto e il mio sostegno. Spero solo che la mia presenza possa servire a qualcosa. Però Catherine è molto felice che io ci sia, perché sa che la sua mamma è al suo fianco. Io ci sarò sempre per i miei figli. Sono molto orgogliosa di mia figlia, di quanto è stata forte e di quello che sta facendo per riportare a casa i figli. I bambini non capiscono quello che sta succedendo: soffrono sempre di più, capita che siano spaventati e Catherine voglia stare con loro. Cosa deve fare, del resto, se sente che hanno bisogno? Far finta di niente?». Zia Rachael ha aggiunto: «È sempre più difficile assistere a questa separazione, è una crudeltà. Mia sorella voleva venire in Italia, che pensava come il paese della famiglia. Non è stato così, ma abbiamo grande fiducia nei nostri avvocati e nella giustizia. La verità verrà fuori. Siamo certi che la famiglia tornerà unita, solo che deve accadere presto, perché ogni giorno che passa è un ulteriore danno. Com’è la situazione nella casa famiglia? A essere onesta, è come una prigione». Di più: «Mi sono sentita osservata come un detenuto. I bambini me lo hanno detto chiaramente: a loro non piace stare lì», ha concluso Rachael.
Nell’ultima relazione, la tutrice Palladino allarga il discorso e spiega che i piccoli hanno cambiato completamente atteggiamento nei suoi confronti: ora non vogliono giocare con lei e si allontanano dalla stanza in cui si trova. «Sebbene i bambini dichiarino univocamente il desiderio di “tornare a casa”, gli stessi appaiono incapaci di argomentare tale richiesta, palesando una chiusura ermetica a ogni tentativo di approfondimento». Poi, arriva un’altra presa di posizione netta. La tutrice ritiene che i fratellini siano stati istigati da qualcuno: «Pur prestando la massima attenzione al disagio manifestato dai minori, soprattutto nell’ultimo periodo, lo scrivente tutore ritiene che tale condotta potrebbe essere il sintomo di una conflittualità indotta che delinea un quadro di grave pregiudizio per l’equilibrio psicofisico dei bambini, palesemente condizionati da dinamiche esterne che ne potrebbero minare la serenità e la libertà di autodeterminazione».