Famiglie sgomberate, appello del comitato: «Sbloccate i fondi»

I residenti reclamano i sostegni per sistemazioni alternative Colella: servono finanziamenti anche per demolire i palazzi
CHIETI. Dodici palazzi sgomberati, quasi 150 famiglie costrette a lasciare la propria abitazione, 300 residenti coinvolti, di cui 130 dovrebbero essere assistiti tramite Cas (Contributi di autonoma sistemazione) ma che al momento sono ancora in attesa dell’arrivo dei fondi ministeriali, stanziati ma non ancora erogati. Sono questi i numeri del dissesto idrogeologico che ha colpito la zona di Santa Maria. Il quartiere non è per intero a rischio-frana, la zona pericolosa è quella che si trova nella sorta di triangolo formato a monte da via Don Minzoni e dalla parallela via Fonte Vecchia, a valle da viale Gran Sasso e lateralmente da via Arenazze. È qui che sulle mura dei palazzi affiorano profonde crepe, gli intonaci vengono giù e la paura aumenta.
Due giorni fa l’ultima ordinanza di sgombero del sindaco Diego Ferrara nei confronti del condominio “Bella dormiente”, in via Don Minzoni 22. La dichiarazione dello stato d’emergenza è arrivata con decreto governativo ad agosto scorso, ma i relativi fondi non sono ancora disponibili. A chiedere di sanare il vulnus è il comitato Santamaria: «I primi finanziamenti», dice il portavoce del comitato, l’ex preside Ettore D’Orazio, «destinati soprattutto ai Cas per le persone che hanno dovuto abbandonare il proprio alloggio, non sono stati a tutt’oggi ancora erogati, non sono cioè ancora nella disponibilità delle casse del Comune di Chieti. Ciò costituisce un problema importante, perché ci sono numerose persone che hanno abbandonato da mesi la propria abitazione e non hanno ancora avuto un solo centesimo di ristoro o di rimborso per le rilevanti spese che hanno sostenuto e che devono ancora sostenere».
Troppo poco anche dal punto di vista degli interventi per far fronte alla frana che mina il versante della collina. Dal Servizio protezione civile del Comune, guidato all’ingegner Tommaso Colella, viene confermato che è stato ottenuto solo un anticipo di 140mila euro, che il Comune ha speso quasi per intero per l’emergenza dello scorso ottobre in via Arenazze. Grazie a questi interventi qualche giorno fa il Comune è riuscito a riaprire via Arenazze, rimasta chiusa nella parte centrale a causa dello smottamento.
A breve invece partirà il cantiere per un primo intervento di messa in sicurezza su viale Gran Sasso finanziato con due milioni di euro di fondi ministeriali. Si tratta di fondi che il Comune aveva ricevuto ben prima della richiesta dello stato di emergenza e che ora, dunque, può subito impegnare essendo le somme già inserite nel programma della opere pubbliche 2022.
Per gli altri fondi ministeriali, invece, ancora nulla. L’ente è in attesa di altri due milioni per il risanamento idrogeologico e di un altro milione da destinare ai Contributi per l’autonoma sistemazione. C’è poi un altro problema che preoccupa i residenti: quello della demolizione dei condomini a rischio frana. «La normativa attuale prevede infatti che questa sia a carico dei proprietari degli immobili: oltre al danno anche la beffa», sottolinea l’ex preside, «senza un provvedimento specifico pertanto dovrebbero essere loro a farsi carico di questi ulteriori ingenti costi».
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