«Farai la fine di Melania Rea» e violenta la moglie: arrestato

10 Dicembre 2022

Un 40enne finisce in carcere dopo la condanna a sette anni per maltrattamenti e abusi sessuali L’uomo terrorizzava la vittima evocando l’omicidio di Civitella del Tronto, poi diceva: «Ti seppellisco»

CASALINCONTRADA. «Ti farò fare la fine della moglie di Parolisi». La terrorizzava così, evocando l’omicidio di Melania Rea, uccisa dal marito con 35 coltellate in un bosco di Civitella del Tronto. Ma non si è limitato alle minacce, perché l’ha picchiata e ha abusato di lei in più occasioni. Finché la vittima, esausta, ha denunciato tutto e ha trovato la forza di andare via di casa. Ieri mattina è arrivata al capolinea questa storia di sofferenza e incubi domestici: il marito violento, un 42enne di Casalincontrada, è stato arrestato per scontare la condanna definitiva a 7 anni di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale continuata. A portarlo nel carcere di Madonna del Freddo sono stati i carabinieri della stazione di Casalincontrada, che si sono occupati anche delle indagini. Il provvedimento, dopo la sentenza della Cassazione, è stato emesso dalla procura presso la Corte d’appello dell’Aquila.
LE INDAGINI
Dall’inchiesta è emerso che l’imputato ha «maltrattato la moglie sistematicamente, con ingiurie del tipo: “p…, non capisci un c…”, minacciandola di morte e, comunque, di danni alla persona». In un’occasione è arrivato a puntarle un coltello da cucina alla pancia, senza contare le numerose aggressioni con pugni, schiaffi e tirate di capelli. Il 42enne (di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della vittima), fino al dicembre del 2019, ha costretto ripetutamente la donna «a subire atti sessuali usandole violenza, afferrandola per i capelli e stendendola a forza sul letto, dove la teneva ferma con il peso del proprio corpo».
IL RACCONTO CHOC
È stata la donna, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, a ripercorrere gli abusi in tribunale a Chieti, durante il processo di primo grado. Una testimonianza toccante, in cui la vittima non è riuscita a trattenere le lacrime. «Ho conosciuto il mio ex marito nel 2008 e dalla nostra relazione sono nati due bambini», ha detto davanti ai giudici. «All’inizio era tutto bello: accanto a lui mi sentivo una principessa. Ma, dopo cinque o sei mesi al massimo dal matrimonio, lui ha cominciato a cambiare atteggiamento verso di me. Ha iniziato a offendermi quotidianamente».
LE AGGRESSIONI
Poi, sono arrivate anche le botte. «Discutevamo perché lui tornava a casa ubriaco e drogato. Quasi lo pregavo, perché il nostro bimbo non aveva da vestire o da mangiare. Litigavamo sempre». La donna è andata via di casa nel 2015. «Ma poi sono stata costretta a tornare: non sapevo dove stare con i bambini. Per qualche mese, è stato tranquillo. È vero, lui beveva, si drogava anche, ma in casa non mancava nulla. Dopo un po’, però, sono ricominciate le discussioni, sempre per gli stessi motivi. Sosteneva che non ero in grado di cucinare. Spesso e volentieri mi insultava anche davanti ai bambini. Diceva che mi avrebbe impiccata e seppellita. Mi ha detto pure che mi avrebbe fatto fare la fine della moglie di Parolisi».
LE NUOVE MINACCE
Quando si è allontanata dall’abitazione definitivamente, lui ha iniziato a inviarle messaggi minatori: «Infame, la paghi cara, sei finita», «Se mi rovini, io non caccio una lira, si capit’? ». Anche dopo il divieto di avvicinamento disposto dal tribunale, sono continuati i problemi. «In un’occasione», ha denunciato la donna ai carabinieri, «preso dalla rabbia, mi ha lanciato il porta-ritratto con l’immagine del nostro matrimonio, colpendo una ringhiera in cemento armato e mandando in frantumi il vetro della foto».
LE SENTENZE
Il resto è storia recente: dopo la condanna inflitta dal tribunale di Chieti a 7 anni e 4 mesi di reclusione, la pena è stata lievemente ridotta in secondo grado, dove è stato dichiarato prescritto il reato di lesioni. E ieri sono scattate le manette dopo che la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’appello.
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