«Farai la fine di Melania Rea» e violenta la moglie: condannato

Inflitti sette anni e quattro mesi a un 40enne di Casalincontrada: «L’ha costretta a subire atti sessuali» Il racconto choc in aula, terrorizzava la vittima evocando l’omicidio avvenuto a Civitella del Tronto
CHIETI. «Ti farò fare la fine della moglie di Parolisi». La terrorizzava così, evocando l’omicidio di Melania Rea, uccisa dal marito con 35 coltellate in un bosco di Civitella del Tronto. Ma non si è limitato alle minacce, perché l’ha picchiata e ha abusato di lei in più occasioni. Finché la vittima, esausta, ha denunciato tutto e ha trovato la forza di andare via di casa. Due pomeriggi fa, nell’aula Matteotti del tribunale di Chieti, è arrivato il primo punto fermo in questa storia di sofferenza e incubi domestici: il marito violento, un 40enne di Casalincontrada, è stato condannato – su richiesta del pm Giancarlo Ciani – a 7 anni e 4 mesi di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza sessuale continuata.
«DOVRÀ RISARCIRE» La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto da Guido Campli (giudici a latere Maurizio Sacco e Giulia Colangeli): l’imputato, di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della vittima, dovrà risarcire la moglie e versare una provvisionale di 10mila euro. Ad occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri della stazione di Casalincontrada e del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dalla tenente Maria Di Lena.
LE ACCUSE Dall’inchiesta è emerso che l’imputato ha «maltrattato la moglie sistematicamente, con ingiurie del tipo: “p…, non capisci un c…”, minacciandola di morte e, comunque, di danni alla persona». In un’occasione è arrivato a puntarle un coltello da cucina alla pancia, senza contare le numerose aggressioni con pugni, schiaffi e tirate di capelli. Il 40enne, fino al dicembre del 2019, ha costretto ripetutamente la donna «a subire atti sessuali usandole violenza, afferrandola per i capelli e stendendola a forza sul letto, dove la teneva ferma con il peso del proprio corpo».
IL RACCONTO È stata la donna, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, a ripercorrere gli abusi in aula. Una testimonianza toccante, in cui la vittima non è riuscita a trattenere le lacrime. «Ho conosciuto il mio ex marito nel 2008 e dalla nostra relazione sono nati due bambini», ha detto davanti ai giudici. «All’inizio era tutto bello: accanto a lui mi sentivo una principessa. Ma, dopo cinque o sei mesi al massimo dal matrimonio, lui ha cominciato a cambiare atteggiamento verso di me. Ha iniziato a offendermi quotidianamente».
LE AGGRESSIONI Poi, sono arrivate anche le botte. «Discutevamo perché lui tornava a casa ubriaco e drogato. Quasi lo pregavo, perché il nostro bimbo non aveva da vestire o da mangiare. Litigavamo sempre». La donna è andata via di casa nel 2015. «Ma poi sono stata costretta a tornare perché non sapevo dove stare con i bambini. Per qualche mese, è stato tranquillo. È vero, lui beveva, si drogava anche, ma in casa non mancava nulla. Dopo un po’, però, sono ricominciate le discussioni, sempre per gli stessi motivi. Sosteneva che non ero in grado di cucinare. Spesso e volentieri mi insultava anche davanti ai bambini. Diceva che mi avrebbe impiccata e seppellita. Mi ha detto pure che mi avrebbe fatto fare la fine della moglie di Parolisi».
LE NUOVE MINACCE Quando si è allontanata dall’abitazione definitivamente, lui ha iniziato a inviarle messaggi minatori: «Infame, la paghi cara, sei finita», «Se mi rovini, io non caccio una lira, si capit’? ». Anche dopo il divieto di avvicinamento disposto dal tribunale, sono continuati i problemi. «In un’occasione», ha denunciato la donna ai carabinieri, «preso dalla rabbia, mi ha lanciato il porta-ritratto con l’immagine del nostro matrimonio, colpendo una ringhiera in cemento armato e mandando in frantumi il vetro della foto». Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Scontato il ricorso in appello dell’imputato, difeso dall’avvocato Concetta Di Luzio.
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