Farchie a fuoco, prima volta senza il maestro Di Nobile

15 Gennaio 2019

Domani a Fara la festa per Sant’Antonio: in fiamme fasci di canne da 12 quintali Sarà ricordato il direttore della banda, Pasquale: «Era la musica del paese»

FARA FILIORUM PETRI. Dirigeva la banda che accompagna le novene nella settimana che precede la festa di Sant’Antonio e che accompagna le antiche litanie all’uscita della farchia di Fara centro. Il maestro Rinaldo Di Nobile è morto pochi mesi fa all’età di 93 anni e per Fara se n’è andato un pezzo di storia. Ma siccome la festa di Sant’Antonio serve anche a ricordare le persone che non ci sono più, l’immagine di Rinaldo, del suo amore per la musica e per quelle antiche canzoni, così legate alla storia del paese, domani sera all’accensione delle farchie tornerà più forte che mai. «Era figlio di un altro grande farchiaiolo e bandista, Antonio, che morì a 105 anni», ricorda Franco Pasquale, farchiaiolo di Fara centro. «Rinaldo è particolarmente caro a tutti anche perché negli anni Novanta ha creato una banda di circa 35 elementi che ottenne molti successi, portando il nome di Fara fuori dall’Italia, nei vari concerti in Germania e in Svizzera. Siamo sempre stati il paese della musica. A fine 1800 avevamo una grande banda che andò a suonare a Vienna. Rinaldo», continua Pasquale, «ha ridato vita a questa tradizione con la sua banda che ha cresciuto diversi musicisti che poi si sono affermati. Ha avuto, inoltre, un altro importante merito: quello di aver trascritto le antiche litanie che aveva ascoltato da piccolo. Tra le più famose c’è la Pastorella. Insomma, un intero repertorio musicale si è conservato grazie a lui».
Fino all’anno scorso, a 93 anni, il maestro Rinaldo era rimasto saldo al suo posto, a guidare la banda. Quest’anno il suo posto sarà preso da uno dei suoi allievi. Ma domani sarà come se il vecchio direttore sia ancora a capo della banda, ad aspettare la farchia della sua contrada, portata a spalla nello spiazzo davanti al cimitero per essere alzata insieme alle altre 15 farchie delle altre contrade. Alcune, quelle delle contrade più lontane, arriveranno sui trattori. Quella di Fara centro sarà invece portata a spalla. Duemila canne legate insieme, dai 10 ai 12 quintali: ogni trasportatore si sobbarca un peso tra i 50 e i 60 chili. E poi lo sforzo massimo nello spettacolo dell’alzata, agli ordini del capofarchia che scandisce il tempo per alzare il fascio di canne dai 7 ai 9 metri di altezza. Quando tutte le 16 farchie saranno state alzate, uno spettacolo di giochi pirotecnici provvederà a incendiarle. Come tanti grossi ceri accesi in onore di Sant’Antonio.
La tradizione vuole che la festa delle farchie sia stata originata da un miracolo di sant’Antonio al tempo dell’invasione francese del 1799. All’epoca Fara era protetta da un grande querceto che si estendeva fino a coprire tutta la contrada Colli. I Francesi volevano occupare Fara ma l’apparizione del santo nelle vesti di un generale li fermò. Il santo intimò alle truppe di non oltrepassare la selva e al loro diniego trasformò gli alberi in immense fiamme che scompigliarono i soldati.
Intanto a Fara procedono i preparativi per la grande festa di domani. «Noi qui a Fara centro», dice Pasquale, «abbiamo qualche problema con le coppie di legami. Scarseggiano perché alcuni si sono spezzati a causa del gelo. Siamo comunque sicuri di farcela. La contrada ha una tradizione: a mezzanotte del 15 gennaio mettiamo l’ultima coppia di legami. È un’operazione che facciamo fare alle donne della contrada, anche per ringraziarle dei pasti caldi che ci hanno preparato durante la settimana che precede la festa».