Farmacia con pochi medicinali Protestano i malati di tumore

2 Giugno 2024

Taglio di almeno il 25% delle risorse per acquistare i prodotti richiesti dai pazienti cosiddetti “fragili” Il consigliere comunale Marongiu: «Situazione inaccettabile per colpa del deficit creato dalla Asl»

LANCIANO. Pazienti che tornano a casa dalla farmacia dell’ospedale Renzetti senza le medicine necessarie per continuare le terapie anche oncologiche che stanno seguendo, altri che devono andare alla ricerca e all’acquisto di sacche e placche perché stomizzati (non hanno più un tratto di intestino) ma con la Asl che non eroga più questi presidi indispensabili.
È in ginocchio il sistema farmaceutico delle Asl per mancanza di fondi, dovuti, come evidenzia il consigliere comunale Leo Marongiu, non solo al taglio dei finanziamenti ma anche alla crescita della domanda di medicinali per l’aumento di diverse patologie.
«Denunciamo con forza l'inaccettabile condizione della farmacia ospedaliera che manca di medicine», dice Marongiu, «sia per quei pazienti fragili che eseguono a casa terapie importanti, anche pazienti oncologici, che quei malati che sono dentro l'ospedale. La farmacia ospedaliera manca di un 25% almeno delle risorse necessarie per assicurare i medicinali richiesti. Un deficit dovuto al crescente fabbisogno di farmaci per malattie rare, oncologiche, sclerosi, e al taglio che si sta operando per recuperare il deficit enorme creato nella sanità da questa dirigenza Asl e regionale».
Una situazione che si acuisce a fine mese, denunciata da diversi pazienti che temono di non poter continuare le proprie terapie. «La farmacia fa un lavoro straordinario cercando di sopperire alle mancanze trovando i farmaci in altre Asl», riprende Marongiu, «ma il problema è nella chiusura di una Asl autoreferenziale con cui non si può dialogare. Il taglio alla spesa farmaceutica e al personale ausiliario che tra le varie attività distribuisce pure i farmaci è allarmante. Chi sostituirà queste persone? Gli operatori socio sanitari o gli infermieri già carenti al Renzetti? E come aiutare quei pazienti che non possono acquistare i farmaci di cui necessitano, spesso molto costosi?». È il caso di A.L.F., pensionato lancianese stomizzato, e di altri pazienti come lui, che non hanno più i presidi di cui hanno bisogno. «Sono andato in farmacia a prendere sacche e placche come faccio da anni», racconta il pensionato, «e mi è stato detto che non c’erano, che non venivano erogate. Se volevo dovevo comprarle. Ho cercato spiegazioni anche al Tribunale dei diritti del malato, anche per sapere se era un "blocco" momentaneo e non le ho avute. Senza questi presidi non posso vivere e li ho comprati. Ma come faccio, e come me altri malati, con una pensione di 600 euro al mese a pagarne 200 per avere questi dispositivi vitali? Perché a pagare devono essere persone che già soffrono per una malattia? È una vergogna».
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