Farmacia in vendita Oggi il consiglio decide
Torna in aula per il voto decisivo la dismissione dell’attività di Filippone a 1,3 milioni È scontro, D’Ingiullo: «La maggioranza c’è». Il M5S: «I ribelli votino contro con noi»
CHIETI. È il giorno decisivo per la vendita della farmacia comunale di Filippone. Oggi dalle 8,30 il consiglio comunale è chiamato a dire sì o no alla vendita della farmacia a una base d’asta di 1,3 milioni di euro. L’amministrazione del sindaco Umberto Di Primio ha bisogno di quei soldi per cominciare a ripianare un buco da 10 milioni di euro: la Corte dei conti, che ha aperto un’indagine sulla «sana gestione» dell’ente, ha chiesto senza mezzi termini di incassare di più e di spendere meno. E la manovra più importante per fare cassa è proprio quella di dismettere la farmacia di Filippone. Secondo i dati del Comune, delle tre farmacie pubbliche aperte in città, quella di Filippone incassa meno delle altre (via Casoli a Chieti Scalo e al Tricalle).
Ma il via libera alla vendita non è affatto scontato: dopo il consiglio saltato il 30 ottobre scorso con i dissidenti del centrodestra e l’opposizione che hanno abbandonato l’aula facendo crollare il numero legale, la maggioranza è avvantaggiata dalla chiamata in seconda convocazione. Stavolta, Di Primio potrebbe avere i numeri per portare a termine la vendita ed evitare, per la terza volta di fila, lo smacco di andare sotto. Ne è certo il capogruppo di Forza Italia Marco D’Ingiullo. «Attraverso la vendita della farmacia, potremmo dare respiro alle casse del Comune. In maggioranza», annuncia D’Ingiullo, «c’è l’accordo nel votare sì. Anche perché non si può fare altrimenti visto che l’amministrazione è stata attenzionata dalla Corte dei conti che ci ha chiesto di aumentare gli incassi e contrarre le spese. Per questo, abbiamo scelto di vendere la farmacia a minore redditività. Comunque», assicura, «i dipendenti non rischiano niente: saranno salvi e non perderanno il posto visto che saranno reintegrati nelle altre due farmacie gestite dalla Chieti Solidale che, con la trasformazione in srl, potrà aumentare i servizi e operare anche fuori da Chieti». Nessuna sorpresa all’orizzonte per D’Ingiullo: «Non ho sentito consiglieri di maggioranza che si siano dissociati da questa scelta».
Ma i 5 ribelli del centrodestra – Stefano Rispoli e Mario Troiano, ex di Forza Italia passati al gruppo misto, Mario De Lio e Roberto Melideo dell’Udc e Diego Costantini della Lega – restano un’incognita e potrebbero dire no. Rispoli non anticipa il voto odierno ma sembra lanciare un avvertimento: «La vendita della farmacia non può essere solo uno strumento per fare cassa», dice, «dovrebbe essere inserita in un piano più ampio altrimenti si rischia di non risolvere il problema legato alla carenza di soldi».
Il voto dell’opposizione, invece, è certo: «Noi votiamo contro», dicono i consiglieri del M5S Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo. «L’amministrazione», dice Argenio, «non ha sciolto le nostre riserve. A partire dal valore che è sovrastimato: la base di 1,3 milioni è troppo alta visto che sulla perizia dell’Assofarm è messo nero su bianco che anche le farmacie stanno andando incontro a una contrazione del fatturato mentre il centrodestra continua a sostenere che quel prezzo è congruo. Inoltre, per noi è sbagliato cedere solo la licenza dell’attività: sarebbe stato giusto mettere sul mercato la titolarità dell’azienda». Argenio lancia un appello ai ribelli: «Se sono davvero contrari alla vendita della farmacia non possono pensare che la semplice astensione possa esonerarli dalla responsabilità, dovrebbero votare contro. La nostra posizione», sottolinea Argenio, «è netta verso la Lega e verso l’Udc: stavolta hanno l’occasione per dimostrare che sono contrari».

