Fatali i traumi per il filippino morto al porto

Ortona. L’autopsia fa chiarezza sulle cause del decesso dell’operaio vittima di un incidente sul lavoro
ORTONA . È morto a causa dei traumi riportati nell’incidente sul lavoro. L’autopsia eseguita ieri dal medico legale Pietro Falco è servita a fornire ulteriori elementi alle indagini sulla tragedia avvenuta lo scorso 8 novembre al porto di Ortona. L’operaio marittimo filippino della Micoperi, Mark Canete Pepito, di 41 anni, stava caricando e scaricando una chiatta (Micourier 2), di supporto alla piattaforma Micoperi Trenta, sulla banchina di “Riva nuova”. Durante le operazioni c’è stato un improvviso cedimento strutturale dell’imbracatura di una gru: Mark è stato travolto dalle fasce di sollevamento e dal materiale che gli operai stavano manovrando, ovvero cavi d’acciaio. L’operaio è stato scaraventato in mare. È morto intorno alle 11.30 dello stesso giorno all’ospedale di Pescara, dove era arrivato con l’elicottero del 118 in condizioni disperate.
Ieri all’obitorio dell’ospedale di Chieti è stato eseguito l’esame autoptico da Falco, nominato come consulente dal pm Giancarlo Ciani. Il servizio di Prevenzione infortuni della Asl teatina e la capitaneria conducono le indagini per accertare se siano state rispettate tutte le cautele previste dalla legge e se, di conseguenza, la tragedia poteva essere evitata. Sotto inchiesta sono finiti in sette tra amministratori, responsabili della sicurezza e tecnici della ditta che stava lavorando al porto e il rappresentante dell’azienda che ha fornito le attrezzature per il sollevamento del materiale con la gru. L’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo è un atto dovuto. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Rocco Giancristofaro, Anna Rita Schiazza, Carlo Golda, Ermanno Cicognani, Antonella Di Maio e Andrea Corradino.
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