Fatture false e soldi riciclati: maxi sequestro all’imprenditore

5 Agosto 2020

Scatta l’obbligo di dimora per un impresario edile di 59 anni: anche la compagna lituana è indagata Avevano creato un sistema di “scatole cinesi” con società all’estero. Il denaro reinvestito in terreni

CHIETI. È accusato di aver creato un articolato sistema di “scatole cinesi” per pagare meno tasse e massimizzare i profitti, facendo perdere le tracce del suo vantaggio illecito attraverso acquisti e operazioni commerciali. Un imprenditore di 59 anni – titolare di una società edile, con sede a Francavilla al Mare, che si occupa di miglioramento e adeguamento sismico – è indagato per autoriciclaggio, appropriazione indebita e «dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti»: nei suoi confronti il giudice del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, ha applicato l’obbligo di dimora e la misura interdittiva del divieto di esercitare qualsiasi attività d’impresa per la durata di un anno. Non solo: è stato ordinato il sequestro preventivo di denaro o beni per un valore complessivo di 467mila euro. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca aveva chiesto gli arresti domiciliari. Alla compagna dell’indagato, una donna lituana di 45 anni, sono contestati gli stessi reati. Ad occuparsi dell’inchiesta è stata la guardia di finanza della tenenza di Ortona. Le fiamme gialle hanno rinvenuto fatture false, per un imponibile complessivo di oltre due milioni di euro, relative al periodo compreso tra dicembre del 2015 e lo stesso mese del 2019.
IL MECCANISMO La frode, secondo l’accusa, è stata possibile sfruttando lo strumento elusivo della cosiddetta «esterovestizione» di società, lo specchietto per le allodole necessario a fissare fraudolentemente oltre confine la residenza fiscale di chi le tasse dovrebbe pagarle in Italia. Gli indagati, infatti, hanno creato due aziende con sede fittizia in Lituania e Slovenia, interponendole tra l’azienda edile e i relativi fornitori. La procura è arrivata alla conclusione che le cessioni di materiale siano state transazioni del tutto fittizie e che le relative fatture emesse dalle due società estere abbiano avuto l’unico obiettivo di consentire all’impresa di Francavilla l’evasione dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto «anche grazie alle cospicue, quanto ingiustificate, maggiorazioni dei prezzi di acquisto dai fornitori italiani».
INVESTIMENTI ILLECITI L’accusa di autoriciclaggio è legata al fatto che l’imprenditore ha trasferito in un’altra azienda a lui riconducibile, che si occupa di coltivazione di ortaggi, ben 467mila euro solo in apparenza provenienti dalla società lituana, ma in realtà di proprietà dell’azienda edile, dai cui conti correnti la somma di denaro era stata distratta a più riprese grazie all’impiego delle fatture false. I soldi sono stati poi reinvestiti nell’acquisto di numerosi terreni.
LE MISURE Il tribunale ha deciso di disporre nei confronti dell’imprenditore l’obbligo di firma e la misura interdittiva perché è «concreto e attuale» il pericolo di reiterazione del reato. I comportamenti dell’indagato, scrive il giudice, «denotano la sua abilità nella predisposizione di elaborati programmi criminosi volti a ledere il pubblico interesse erariale». Non solo: «L’eccezionale durata e ripetizione, senza soluzione di continuità, delle violazioni finanziarie, dall’anno di imposta 2014 a oggi», dimostrano «una spregiudicata propensione alla sistematica violazione delle norme fiscali». I precedenti specifici, è la conclusione del giudice, «rafforzano il giudizio negativo sulla personalità dell’indagato, esperto e avido manipolatore anche dei legami relazionali per raggiungere i suoi scopi illeciti e ottimizzare il profitto della sua impresa, sottraendo risorse fiscali allo Stato».
LA DIFESA L’imprenditore, assistito dall’avvocato Giacomo Cecchinelli, verrà interrogato stamattina in tribunale e avrà l’opportunità di fornire la sua versione dei fatti respingendo le pesanti accuse.
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