Fatture gonfiate negli ospedali: Asl estromessa dal risarcimento

7 Novembre 2021

Colpi di scena nel processo sui costi del servizio di noleggio e lavaggio della biancheria nei vari presidi Niente parte civile per 3 milioni di euro. Chiesto il proscioglimento dei 5 imputati per l’abuso d’ufficio

LANCIANO. Doppio colpo di scena nel processo in corso davanti al tribunale collegiale che vede alla sbarra alcuni dirigenti Asl, a partire dall’ex manager Pasquale Flacco e l’imprenditore Antonio Colasante accusati di concorso in abuso d’ufficio per la vicenda legata alle presunte fatture gonfiate di oltre 2 milioni di euro per il servizio di noleggio e lavaggio di biancheria negli ospedali della Asl chietina. Il primo “colpo di scena” riguarda la Asl, a cui i giudici hanno revocato la costituzione di parte civile nel processo; il secondo invece la richiesta di proscioglimento per tutti gli imputati.
A processo sono l’ex dg Flacco, e i dipendenti Asl Tiziana Spadaccini, Stefano Maria Spadano e Rita Pantaleone e Antonio Colasante. Il processo è partito dall’indagine della polizia “Dati incrociati” sulla transazione per il servizio di lavanolo svolto dalla Publiclean di Colasante dal 2009 al 2015. Per i servizi fatti, in particolare lavaggi extra per l’accusa mai avvenuti, Colasante presentò fatture per 4.433.418 euro. La Asl fece una transazione liquidando 2.130.490 euro a fronte di zero euro dovuti: per l'accusa "i dirigenti ciascuno fornendo il proprio apporto, in base al ruolo ricoperto nell’azienda sanitaria, avrebbero agito col fine ultimo di procurare un ingiusto profitto alla Publiclean Srl, con pari danno alla pubblica amministrazione”; hanno commesso il reato di abuso di ufficio in concorso. A questi si è aggiunto Colasante. Da qui la costituzione di parte civile della Asl che ha chiesto danni per oltre 3 milioni di euro (danni materiali di 2.130.490 euro e d’immagine, di circa un milione di euro). Ma i legali Angelo D’Angelo, Marco Femminella, Giuliano Milia, Augusto La Morgia, Alessandro Orlando e Massimo Biscardi hanno ottenuto la revoca della costituzione di parte civile della Asl verso i propri assistiti.
«È stata seguita una procedura errata nella firma della delibera di costituzione di parte civile da Orsatti quale direttore generale facente funzione», spiega l’avvocato D’Angelo, «la firma dell’ex Orsatti non poteva essere apposta perché l’assenza di Flacco non era per ferie, malattia, ma un’astensione per legge e quindi, sulla base anche di sentenze della Cassazione, il collegio ha revocato la costituzione di parte civile dell'azienda nei confronti di Flacco, Spadano, Spadaccini e Pantaleone». I legali hanno poi chiesto il proscioglimento di tutti gli imputati, anche di Colasante, per la riforma della normativa sull’abuso di ufficio. Il collegio deciderà il 1° dicembre.
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