Fave, fragole e mascherine «È strano, ci abitueremo»

Viaggio tra gli ortolani alla riapertura del mercato coperto di piazza Garibaldi Luciano: due mesi tristi lontano da qui. Lucia: tanta roba è andata persa
LANCIANO. In 53 anni da ortolana al mercato coperto di piazza Garibaldi forse Assunta lo ricorderà come il giorno più strano. Insieme alla cassette di fave e ai fiori, dall’Iconicella porta con sé guanti, mascherina e gel disinfettante. «Ci dobbiamo abituare», sospira con gli occhi, l’unica parte del viso che non è nascosta. Il coronavirus ha modificato il volto di città e fabbriche, e anche quello del mercato coperto come lo conoscevamo finora. Dopo due mesi di stop, sono tornati i prodotti a chilometro zero delle campagne frentane e i volti familiari degli ortolani, anche se celati dietro le mascherine. Ma non c’è il solito pullulare di gente. Si sta in fila, ordinati, a un metro di distanza. Si entra solo con guanti e mascherine e dopo la misurazione della temperatura corporea. Dentro si segue un percorso obbligato, indicato a terra da frecce rosse, ed è vietato toccare la merce esposta. Dei 36 operatori del mercato coperto, hanno ricominciato in venti, di cui tre produttori di formaggi.
«Qualcuno, più anziano, ci ha comunicato che per problemi di salute preferisce rimanere a casa», spiega l’assessore al commercio Francesca Caporale che alle 7 ha accolto i venditori, «altri si aggiungeranno sabato». Per ciascun posteggio c’è un solo operatore. «Eravamo abituati a vedere più persone della stessa famiglia che si aiutavano, ora questo non è possibile», conferma la Caporale, «ma con gli ingressi contingentati, massimo 15 acquirenti alla volta, è più semplice gestire la clientela e non si creano assembramenti».
Ci sono i controlli all’ingresso e all’uscita, che sono separati, e all’interno vigila anche una guardia giurata. In attesa del prossimo cliente, Rosalinda si passa il gel sui guanti. «Dobbiamo abituarci a tutto questo», ripete anche lei, «anche se mi sono dovuta togliere gli occhiali perché con la mascherina si appannano le lenti. Due mesi a casa sono stati difficili, solo a pensare a cose brutte, in pensiero per i figli che andavano a lavoro».
«Aspettavo con ansia questo momento», racconta Luciano, da Frisa, «sono stati due mesi tristi. Alcuni clienti mi hanno contattato e ho fatto consegne porta a porta, non mi lamento perché sono riuscito a tamponare un po’. Ma venire al mercato è un’altra cosa. Certo, con mascherina e guanti è un po’ pesante, ma bisogna portarli. Mi aspettavo meno affluenza e invece i clienti sono venuti. Adesso ci riconosciamo dallo sguardo».
«Ci sono mancate le persone, il mercato, tutto», conferma Lucia, da Fossacesia, «con la mascherina non mi ci ritrovo, ma l’essenziale è stare bene. Tanta roba però è andata persa, finocchi e verdura come verza e cavoli. Abbiamo portato qualcosa ai magazzini, ma non è lo stesso». Sui banchi adesso si vedono soprattutto fave, a 1,50 euro al chilo, finocchi, carciofi (quelli grandi fino a 1 euro l’uno), insalata e bietola, qualche zucca gialla, fragole a 4 euro al chilo. A metà mattinata gran parte delle cassette si svuota. Il prossimo appuntamento è per sabato, dalle 7 alle 13.
«Sono felicissimo di vedere che la gente è venuta, così riparte la microeconomia che questa attività sviluppa», commenta il sindaco Mario Pupillo, «la fase 2 inizia anche da qui. Stiamo cominciando ad uscire da questa grave crisi, ma dobbiamo farlo con prudenza. Per questo è stato creato un percorso per mantenere il distanziamento e viene effettuata la misurazione della temperatura all’ingresso. Raccomando ai cittadini di mettere la mascherina anche all’esterno, è un segnale anche per ricordarci che siamo ancora in emergenza».
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