Febbo: «Ecco i documenti che bloccano Maltauro»

1 Marzo 2017

Forza Italia svela l’atto che non dà l’ok sulla dichiarazione di pubblica utilità Lo afferma anche Marcozzi (M5S). Spunta una perdita Asl di oltre 30 milioni

CHIETI. «Project financing Maltauro, game over». Il progetto di finanza per realizzare il nuovo ospedale di Chieti, secondo il consigliere regionale Mauro Febbo, sarebbe destinato definitivamente ad arenarsi.

Il consigliere regionale, presidente della Commissione di vigilanza, svela altri tre documenti interni alla Asl, tutti a firma del rup (il responsabile unico del procedimento) Filippo Manci che potrebbero mettere la parola fine al «capriccio di D’Alfonso», come Febbo chiama il project.

Il consigliere li ha portati ieri mattina nella conferenza stampa indetta insieme all'assessore comunale Emilia De Matteo e ai consiglieri forzisti Marco D'Ingiullo e Stefano Maurizio Costa. Il presidente della Commissione di vigilanza fa riferimento, in particolare, a una lettera inviata lo scorso 7 febbraio da Manci al gruppo Maltauro in merito al fatto che la Asl non ha ancora ricevuto l'autocertificazione sul rispetto della legge 68/99 (quella sul cosiddetto collocamento obbligatorio). Ma non è tutto. Perché quello che si legge nella lettera successiva di Manci, del 16 febbraio scorso, è ancora più preoccupante per il destino del project: «Già una prima lettura della proposta di finanza», scrive il rup, «ha consentito di maturare fin da ora profonde perplessità sull’adeguatezza e rispondenza della stessa proposta all’interesse pubblico». La dichiarazione è motivata innanzitutto dalle perplessità sul canone di locazione che la Asl dai bilanci in perdita dovrà pagare per 30 anni al gruppo Maltauro. «Ciò determina», dice il rup, «una peculiarità non rinvenibile in altri casi di finanza di progetto scrutinati sul territorio nazionale, che azzera il rischio per la parte privata». «Più chiaro di così!», sbotta Febbo, «E come se non bastasse l'ingegner Manci continua, sempre nella missiva, evidenziando come i prezzi indicati dal proponente per i singoli servizi sono superiori a quelli aziendali e a quelli Anac nonché la mancanza nella Convenzione della revisione dei prezzi» dei servizi che si vanno ad affidare. Altra perplessità del rup riguarda il richiamo all’Hub di II livello, ovvero un ospedale d’eccellenza da realizzare collegando i due presidi di Chieti e Pescara. Ma, chiede Febbo a riguardo «chi dice che sia davvero necessario? Chi certifica che sia possibile realizzarlo? Quanti e quali reparti rimarranno nei presidi di Chieti e Pescara? Quanti posti letto? Che fine fa la convenzione con l'Università, rimane a Chieti o passa a Pescara? A oggi non c'è nessuna indicazione in merito». A 1000 giorni dalla presentazione del project per Febbo, insomma, si è perso solo tempo. Si poteva pensare a riaprire il S. Camillo e a ristrutturare l’attuale ospedale, operazioni che sarebbero venute a costare molto meno degli oltre 700 milioni di euro che la Asl dovrà sborsare. Asl che, dice Febbo, ha chiuso il 2015 con 31 milioni di disavanzo, senza contare il contenzioso con Villa Pini.

Sulla stessa linea di Febbo anche il consigliere regionale dei 5 Stelle, Sara Marcozzi, sin da subito contraria all’iniziativa. «D'Alfonso e Paolucci si rassegnino. La via del project non è percorribile, la Regione sta spendendo inutilmente tempo e risorse. Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza lavoratori e pazienti». Anche per la Marcozzi la relazione del rup non lascia scampo a fraintendimenti.