Febbre killer, indagini per omicidio colposo

12 Agosto 2017

Acquisite le cartelle cliniche negli ospedali di Lanciano, Vasto e Chieti su tre pazienti deceduti un giorno dopo il ricovero  

LANCIANO. Acquisite le cartelle cliniche negli ospedali di Vasto e Lanciano. E fascicolo della Procura aperto con l’accusa di omicidio colposo contro ignoti. Continuano le indagini dei carabinieri della compagnia di Lanciano sulla morte di Adriana D’Aloisio, 51 anni, di Vasto, avvenuta nella Rianimazione dell’ospedale Renzetti, dopo un ricovero a Vasto, per probabile ipertermia da colpo di calore. La donna aveva febbre altissima ed è deceduta nel giro di 24 ore. Stessi sintomi - ovvero febbre altissima, con spossatezza, perdita di coscienza, resistenza a qualunque terapia fatta per abbassare la temperatura corporea e poi la morte - presentati da altre due persone, una deceduta a Chieti e un’altra di San Salvo al Renzetti. Casi di ipertermia anche se, in questi due ultimi pazienti, pare ci fosse un quadro clinico aggravato da diverse patologie. Da qui la scelta di non fare autopsie.
Sulla D’Aloisio, invece, sono stati gli stessi medici della Rianimazione a chiedere alla Procura che venissero disposti gli esami necroscopici, per capire quale sia stata la causa del decesso. Esclusa la meningite - anche per il paziente di Chieti e la donna di San Salvo - si ipotizza ipertermia da colpo di calore. Ipotesi non confermata dall’autopsia svolta dal medico legale Pietro Falco. Un’autopsia cosiddetta “bianca” perché a livello macroscopico non sono emerse cause evidenti, elementi patologici che potessero indirizzare il medico verso una diagnosi precisa. «È un diritto-dovere dei medici chiedere di fare l’autopsia», commentano dalla Asl, «quando c’è necessità di definire un caso clinicamente. Bisogna avere la diagnosi di una paziente morta, tragicamente, in talmente poche ore che i medici non hanno neanche fatto materialmente in tempo a chiudere il cerchio».
La donna è arrivata al pronto soccorso del San Pio di Vasto domenica 6 agosto, attorno alle 21.30 con febbre molto alta. Poche ore e le sue condizioni sono peggiorate fino ad arrivare al coma. Che richiedeva un ricovero in Rianimazione. Ma al San Pio non c’era posto e quindi, alle 5,10 di lunedì, la donna è stata portata, intubata, al Renzetti. Qui è morta la sera alle 22,50 con febbre vicina ai 43°. Ogni tentativo di salvarla è stato inutile. Da qui la richiesta dei medici dell’autopsia, per la quale però bisognava avere il nulla osta dalla Procura che ha aperto così un’inchiesta con l’imputazione di omicidio colposo contro ignoti. La famiglia della donna, rappresentata dagli avvocati Arnaldo e Francesco Tascione, attendono tra 60 giorni.
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