Febo accusa: niente agevolazioni sulla Tari

4 Agosto 2020

Il sostenitore di Ferrara contro Di Primio: «La giunta non vuole cambiare le tariffe, è immobile»

CHIETI. Niente agevolazioni Tari per i mesi del lockdown. Se la tassa sui rifiuti scenderà nel prossimo anno, sarà solo perché verranno tolti i 600mila euro caricati per errore sul piano tariffario, ma non perché il Comune ha deciso di approfittare delle specifiche previsioni normative nazionali per venire incontro ai contribuenti piegati dal coronavirus. Ad accusare il Comune di essersi fatto scappare un’occasione per sostenere i cittadini è il capogruppo di Chieti per Chieti, Luigi Febo, tra i principali supporter della coalizione di centrosinistra capitanata da Diego Ferrara. «È pronta la delibera Tari e, nonostante le specifiche previsioni normative (decreto Fiscale, Cura Italia e delibera Arera)», dice Febo, «e al netto del nostro ordine del giorno, approvato all’unanimità, ma soprattutto a dispetto del Decreto 24 luglio 2020 che determina i criteri e le modalità del riparto del Fondo (di 3,5 miliardi di euro) istituito per concorrere ad assicurare a Comuni, Province e Città metropolitane, le risorse necessarie per l’espletamento delle funzioni fondamentali per l’anno 2020 in relazione alle perdite a seguito dell’emergenza Covid-19, la giunta di centrodestra non intende provvedere alla rimodulazione delle tariffe in favore di famiglie, attività commerciali e produttive che hanno sofferto le conseguenze economiche del lockdown». Febo chiede se «la giunta abbia contezza del contributo, una tantum e a fondo perduto, già determinato per il minore gettito fiscale 2020 (Tari, Imu, Tosap) per il Comune di Chieti pari a 2,5 milioni di euro come da allegato al Decreto 24 luglio. L’abbattimento della Tari si sarebbe potuto fare ad esempio grazie ai minori costi garantiti della rimodulazione dei mutui, oppure date le sospensioni delle rate di Cassa depositi e prestiti, per cui è evidente che a Chieti ciò che manca è la volontà o la capacità politico-amministrativa di ottemperare a quanto riconosciuto e dovuto ai cittadini da parte di una giunta che con mutate vesti si appresta a chiedere nuovamente consenso per le imminenti elezioni». (a.i.)