Febo: Chieti avrà il suo ospedale nuovo

Il candidato del centrosinistra ribatte alle destre: «Non è un bluff, Di Stefano dice il falso». Ma gli altri rincarano la dose
CHIETI. La parola bluff viene rispedita al mittente, ma questa volta è Luigi Febo che prende in mano le redini del caso ospedale e risponde in modo chiaro e a muso duro alle destre. Chieti avrà il suo ospedale nuovo ma con i tempi previsti dalla legge. Il 24 giugno sarà la prossima data chiave: a un anno esatto dall’insediamento della giunta regionale, D’Alfonso e Paolucci adotteranno una serie di provvedimenti di edilizia sanitaria spalmati sull’intero Abruzzo. E tra questi ci sarà anche Chieti. Tecnicamente, il passaggio successivo, dopo la delibera del 23 maggio finita sulla graticola delle destre che avvia il procedimento, è l’assenso preventivo alla “dichiarazione di pubblica utilità”. Che dà il “la” vero al project financing per realizzare il nuovo ospedale di Chieti. In questi giorni, gli uffici tecnici regionali – conferma l’assessore regionale Paolucci – stanno acquisendo documenti su soluzioni alternative rispetto alla proposta fatta alla Asl di Chieti da un gruppo di imprese tra cui la Maltauro. Ma questi passaggi oltre a comportare un inevitabile scorrere di tempo sono necessari perché, in parole terra terra, scongiurano il rischio di favoritismi. Così si riassume lo stato dei fatti. E così il centrosinistra mette anche a nudo l’attacco politico, anzi preelettorale, delle destre.
Il primo a parlare ieri è stato proprio Febo: «La destra di Chieti non sa di cosa parla, l’ospedale nuovo si farà. Il ministero della salute ha confermato che per la struttura sanitaria di Chieti è attivata la procedura di pubblico interesse prevista dalla legge, procedura che comporta il coinvolgimento di tutte le strutture tecniche del caso. La Regione non decide da sola ed ha avviato questa fase alla cui conclusione i cittadini di Chieti e della provincia avranno una nuova struttura sanitaria all’avanguardia».
Luigi Febo risponde all’affondo dell’onorevole Fabrizio Di Stefano, pubblicato ieri dal Centro sul potenziamento dell’ospedale clinicizzato di Colle dell’Ara.
Un vero e proprio bluff per l’esponente del centro destra rintuzzato da Febo protagonista, ieri mattina, di una conferenza stampa dai toni perentori. «L’ospedale si farà. Qualunque altra notizia è falsa e segno evidente del nervosismo della destra che per cinque anni - attacca Febo - ha scelto di ignorare la situazione di difficoltà in cui vive l’ospedale di Chieti, tenendo i progetti nei cassetti e rischiando di far implodere la sanità di tutta la provincia. Con noi e con il governo regionale si aprirà finalmente una nuova pagina per l’ospedale». In merito alla contestata risposta fornita dal ministero della Salute all’interpellanza dell’onorevole Di Stefano, Febo estrapola l’ultimo capoverso, in cui viene ricordato il programma di utilizzo dei fondi dell’ex articolo 20, ex legge numero 67 del 1998, con decreto dell’ex commissario ad acta della sanità regionale, Gianni Chiodi, e punta il dito contro Di Stefano, l’allora assessore regionale Mauro Febbo e il sindaco Di Primio.
«La Regione aveva proposto di realizzare cinque nuovi ospedali in sostituzione di quelli esistenti, però, ad Avezzano, Giulianova, Lanciano, Sulmona e Vasto. Senza dimenticare il tentativo di portare il polo cardochirurgico a Teramo». Ma Di Stefano, sempre ieri mattina in conferenza stampa, spalleggiato dal presidente della commissione regionale di vigilanza, Mauro Febbo, e dal sindaco Di Primio, ha rincarato la dose sul “caso ospedale” rimarcando le incongruità esistenti tra quanto c’è scritto in delibera regionale e quanto dichiarato dall’assessore alla sanità Silvio Paolucci al ministero della Salute dopo l’interpellanza di Di Stefano. «La delibera sottoscritta in pompa magna dalla giunta regionale all’interno dell’ospedale di Chieti - tuona Di Stefano - è carta straccia, innanzitutto dal punto di vista giuridico in quanto qualsiasi provvedimento sulla sanità, essendo l’Abruzzo una regione commissariata, va preso dal commissario ad acta che, in maniera preventiva, deve informare due ministeri. Siamo di fronte ad una colossale presa in giro nei confronti della città e dei teatini. Anche i funzionari e i dirigenti regionali che hanno avallato quella delibera farsa dovrebbero dimettersi subito». Tra nove giorni si vota.

