Fedeli in fila per l’unzione della gola

4 Febbraio 2023

Chiesa gremita per la ricorrenza di San Biagio e del rito tornato dopo due anni

LANCIANO. Chiesa gremita per la messa celebrata dall’arcivescovo Emidio Cipollone e gente in fila per farsi ungere la gola. Si è rinnovato ieri il rito dell’unzione della gola da parte dei lancianesi nella chiesa di San Biagio, la più antica della città. Fin dal mattino è stato continuo il via vai a Lancianovecchia delle persone che dopo due anni di stop non hanno rinunciato a questa tradizione per tenersi al riparo dai malanni per tutto l’anno. San Biagio, infatti, è conosciuto come il protettore della gola in base alla leggenda secondo la quale avrebbe guarito miracolosamente un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce. Un culto antico quello del santo vescovo che ha ricordato anche monsignor Cipollone nella sua omelia: «Biagio lo sentiamo come uno di casa, anche se è lontano nello spazio e nel tempo, perché ci è vicino, ci parla delle nostre fragilità», dice il vescovo, «ci spinge a fare bene, ad avere coraggio anche di opporci a coloro che usano parole o compiono atti non volti al bene. Chi fa del male, si fa del male e fallisce il bersaglio della vita. San Biagio come San Giovanni e altri santi sono stati testimoni di Dio, del suo amore ad ogni costo. E dobbiamo essere anche noi testimoni della fede così che ungerci avrà un senso e saremo protetti da ogni altro male».
Dopo l’unzione con l’olio benedetto, il passaggio a prendere le candele, simbolo di luce, altra tradizione, non di certo religiosa: l’acquisto dei tipici taralli di San Biagio, salati all’anice o dolci. (t.d.r.)
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