Ferì il padre col coltello: finisce a processo

Fissata l’udienza con il rito abbreviato per il 37enne di Castel Frentano che seminò il panico in casa
LANCIANO . Ferì il padre alla mano con un coltello, minacciò di morte il padre, la madre e il fratello che per anni avrebbe maltrattato. Con le accuse di lesioni, minacce aggravate e maltrattamenti in famiglia andrà a processo, con rito abbreviato, il prossimo primo luglio Domenico Alfano, 37 anni, nato a Castellammare di Stabia ma residente a Castel Frentano. Il rito, chiesto dall’avvocato di Alfano, Paolo Valentino Sisti, è stato ammesso ieri dal giudice per le udienze preliminari Giovanni Nappi.
Una storia di sofferenza per la famiglia Alfano, che non si è costituita parte civile, iniziata anni fa e che ha avuto il suo epilogo violento il 15 ottobre scorso, quando Domenico si scagliò contro il padre e il fratello impugnando un coltello da cucina, mentre la madre per la paura ebbe un malore. In base alle indagini dei carabinieri di Castel Frentano e del nucleo operativo della compagnia di Lanciano il dramma quella domenica di ottobre iniziò quando la madre di Domenico entrò in camera del figlio, trovò una confezione contenente droga e la buttò. Un gesto che fece adirare Domenico che prese un coltello lungo 20,30 centimetri, di cui 8,5 di lama, e lo agitò contro il padre mentre gridava anche verso madre e fratello «Vi accido a tutti». Nel tentativo di disarmare il figlio, il padre si ferì: un taglio sul palmo della mano e al dito sinistro guaribile in 10 giorni.
Ma, oltre alle lesioni e alle minacce aggravate il 37enne risponde anche di maltrattamenti in famiglia, di «comportamenti aggressivi e prevaricatori verso i familiari che minacciava e offendeva». Sempre in base all’accusa, e sempre pare per colpa delle sostanze stupefacenti, questi episodi sarebbero stati quasi quotidiani e andavano avanti da ben 15 anni. Tante le offese verso il padre, come «uomo di m...» e «uomo che non serve»; epiteti irripetibili e minacce verso la madre: «Ti divido in due parti», «Devi morire per mano mia». Poi verso il fratello frasi come «ti spacco la faccia» e «ti apro la testa», «fallito». E poi aggressioni fisiche verso i genitori spinti contro il muro e presi a calci. Il 37enne, ancora in carcere, si è detto dispiaciuto per quanto accaduto da subito, ha ribadito e lo ripeterà a processo, di non aver mai alzato le mani contro i familiari con i quali ci sarebbero state dei diverbi. Il primo luglio ci sarà la discussione e poi la sentenza.
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