Ferito dagli spari del rivale: non chiede il risarcimento danni

20 Maggio 2015

VASTO. Rinviato all’udienza straordinaria del 14 luglio il processo per tentato omicidio a carico di Fabio Scafetta, 31 anni, operaio vastese, accusato dal pm Giancarlo Ciani di essere l’uomo che...

VASTO. Rinviato all’udienza straordinaria del 14 luglio il processo per tentato omicidio a carico di Fabio Scafetta, 31 anni, operaio vastese, accusato dal pm Giancarlo Ciani di essere l’uomo che con Michele Lattanzio (già condannato con rito abbreviato dal gup Stefania Izzi a 8 anni di reclusione) il 19 aprile 2013 fece un attentato a Yari Pellerani, 28 anni, in sella ad una moto Ducati. Quest’ultimo non si è costituito parte civile e per il momento si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il collegio giudicante formato dal presidente Giangiacomo, e a latere i giudici Radoccia e Pasquale, ha ascoltato il racconto di un testimone. A luglio sarà valutato il contenuto di alcune intercettazioni ambientali. Il ruolo del difensore di Scafetta, l’avvocato Raffaele Giacomucci, non è facile. Pellerani è rappresentato dall’avvocato Elisa Pastorelli.

Alla vicenda è legato un altro fatto di cronaca. Il 4 giugno 2013, all’esterno del bar Del Giglio, un giovane aggredì a colpi d’ascia Scafetta. Per quell’attentato fu arrestato Pellerani. Sarebbe stato lui a colpire Scafetta. Con Pellerani finirono in manette altri due presunti complici.

I due fatti di cronaca sono stati riunificati perché legati fra loro. La svolta alle indagini è stata data dalla videosorveglianza e dal ritrovamento della Ducati Sport 750 usata dai killer. Sulla moto, completamente bruciata, i Ris di Roma rinvennero alcune tracce biologiche che hanno condotto gli investigatori verso i presunti autori dell’attentato a Pellerani.

Sono stati alcuni dipendenti dell’Istituto di vigilanza Aquila di Ortona a ritrovare nelle campagne di località Sant’Antonio Abate lo scheletro della moto, data alle fiamme, riconducibile all’attentato contro il giovane vastese, ferito all’addome. Le persona che avrebbe colpito Pellerani, operato due giorni dopo l’agguato (con successivi trenta giorni di prognosi), erano a bordo di una moto.

La carcassa della Ducati è stata di grande aiuto all’autorità giudiziaria per gli approfondimenti del caso. Altrettanto importanti pare siano state le intercettazioni ambientali disposte dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani. Su di loro si concentrerà l’udienza straordinaria di luglio. (p.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA