Fermo pesca contestato, marineria dal viceministro

Ortona. Delegazione a Roma da Manzato dopo la protesta sul molo del porto «Già lavoriamo soltanto pochi giorni l’anno, così finiamo tutti in miseria»
ORTONA. Dal porto di Ortona agli uffici ministeriali. Ieri mattina una rappresentanza dei pescatori che qualche settimana fa ha protestato nella zona dello scalo marittimo ortonese per manifestare la precarietà delle condizioni in cui sono costretti a lavorare, ha ottenuto un incontro con il sottosegretario al ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali, Franco Manzato. Un confronto costruttivo, dal quale ora i marinai attendono ci possano essere sviluppi favorevoli. La loro protesta è stata documentata nei giorni scorsi dal Centro, che ha raccolto le riflessioni di oltre cinquanta pescatori delle imbarcazioni che usano il sistema a circuizione. Dal porto di Ortona si erano sollevate le rimostranze della categoria che pesca i piccoli pelagici, principalmente sardine e acciughe, che in questi giorni stanno facendo i conti con uno stop forzato alle attività per via di un fermo riguardante proprio le acciughe.
Ed è proprio il fermo pesca, il secondo dall’inizio dell’anno, a mettere ko le economie di questi pescatori. Nell’incontro di ieri, al sottosegretario Manzato hanno espresso tutte le loro difficoltà e presentato una serie di richieste. Chiedono che siano riviste le disposizioni ministeriali riguardanti il fermo, in modo da poter lavorare, come d’altronde accadeva negli anni scorsi. Se ciò non fosse possibile, allora si attendono che possano essere concessi degli aiuti per riuscire ad andare avanti.
«Il sottosegretario Manzato si è mostrato attento alle nostre proposte», ha sottolineato la rappresentanza dei pescatori al termine del confronto. «Auspichiamo che vengano prese in considerazione le nostre istanze», hanno aggiunto, «d’altronde chiediamo solo il diritto al lavoro. È vero che il fermo serve a tutelare la specie, ma è altrettanto vero che la nostra attività ci impegna già di per sé pochi giorni». Sono infatti autorizzati a pescare per 140 giorni l’anno, e per di più devono fare i conti con diversi fattori, come il maltempo ad esempio, che riducono le occasioni. Ecco perché l’introduzione di due fermi, da un mese ognuno, rende critica la loro condizione.
«Se non ci verrà data la possibilità di gestire un po’ più liberamente le giornate di pesca, saremo costretti a sbarcare personale perché così si non si può andare avanti». Ed ogni imbarcazione conta in media quindiciaddetti. Non resta che attendere eventuali novità: «Ci è stato detto che le nostre richieste saranno valutate», hanno concluso i rappresentanti dei pescatori recatisi a Roma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

