Ferrara chiama i dissidenti Ora il vertice con i partiti

Il sindaco convoca un tavolo con il centrosinistra e le liste civiche per lunedì 26 Gli equilibri in bilico: tornano a galla i contrasti in una coalizione variegata
CHIETI. Il sindaco Diego Ferrara, da buon medico, sa che le ferite vanno curate al più presto. E quella che si è creata nella maggioranza pare essere un’emorragia che non accenna a fermarsi. È per questo che lunedì 26 il sindaco ha convocato un tavolo con i partiti di centrosinistra e liste civiche: lo scopo è ristabilire gli equilibri della maggioranza. Una maggioranza «variegata», come l’ha definito più di una volta lo stesso sindaco. Fin dall’inizio della sua composizione nel 2020, la squadra Ferrara è stata un vero è proprio compromesso con gruppi politici di centrosinistra (Pd, Movimento 5 stelle e gruppi di sinistra) e soprattutto con una parte del centrodestra moderato (il polo civico del vice sindaco Paolo De Cesare). Un arco costituzionale ampio che in questo periodo registra liti e dissapori a cui il sindaco vuole rimediare. Appena tre giorni fa, infatti, Ferrara ha lanciato un segnale alla maggioranza che aveva intenzione di fargli mancare i numeri alla commissione dei capigruppo. Tagliando corto: «Se non vi presentate, mi dimetto».
IL VERTICELunedì 26 la giornata a Palazzo di città si annuncia turbolenta. Alle 9, il presidente dell’assemblea civica Luigi Febo ha convocato il consiglio comunale. Una seduta che verosimilmente andrà deserta: la seconda convocazione è per mercoledì 28, alle 18.30. Ma l’appuntamento più delicato per gli amministratori è il vertice programmato nel pomeriggio con i rappresentanti di partiti e liste civiche. Una resa dei conti per chiarire i delicati, e forse anche precari, equilibri del centrosinistra. Un centrosinistra che vuole risposte, tanto da averle elencate in dieci punti riportati nelle scorse edizioni del Centro.
«COALIZIONE MISTA» L’amministrazione sembra essere nel momento più delicato da quando si è costituita: la luna di miele che era iniziata al ballottaggio elettorale tra Ferrara e De Cesare è ora in frantumi. Ritornano a galla, quindi, le distanze politiche che in origine si sono candidate alle elezioni amministrative di tre anni fa. Da una parte Ferrara, una candidatura nata da una spaccatura alle elezioni del Pd, e dall’altra il vicesindaco De Cesare, proveniente dall’area di centrodestra. Da qui, l’apparentamento di De Cesare con Ferrara al ballottaggio contro Fabrizio Di Stefano della Lega. Ad oggi il vice sindaco può quindi contare in aula sul sostegno dei cinque consiglieri del polo, più l’assessore Manuel Pantalone. Tre anni fa, poco dopo la formazione dalla giunta Ferrara, la prima a rompere le righe è stata la consigliera Serena Pompilio, eletta in maggioranza con De Cesare e poi passata agli scranni dell’opposizione. Poi gli altri addii alla maggioranza: Damiano Zappone, il più giovane all’interno del consiglio, nel 2023 ha lasciato il polo civico di De Cesare per «immobilismo politico» ed è tornato in Forza Italia. Non per ultimi i tre consiglieri di Liberi a sinistra Valentina De Luca, Silvio Di Primio e Edoardo Raimondi, gruppo formato da una costola della Sinistra con Diego. I tre venerdì scorso con una nota hanno riconfermato le loro intenzioni fuori dalla maggioranza, sparando a zero su Pd e polo civico: «Chiarimento o si torni davanti agli elettori». Vota atto per atto la consigliera di Azione Barbara Di Roberto. Ambigua la posizione di Alberto Chiavaroli che più di una volta si è schierato dalla parte dell’opposizione, non votando i provvedimenti in consiglio. Non sono mancate le fughe dalla giunta: il primo è stato il pentastellato e medico (oggi in pensione) Giancarlo Cascini. Poi Enrico Raimondi, al momento della riconsegna delle deleghe definito dal sindaco Ferrara «la mente brillante»; e per ultima, Mara Maretti.
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