Ferrara: denuncio chi mi insulta sui social

Già presentata in questura una querela dopo un messaggio su Facebook. Il primo cittadino: «Non tollero più offese gratuite»
CHIETI. «D’ora in poi, denuncio chi mi insulta sui social network». L’avviso ai naviganti arriva dal sindaco Diego Ferrara. Il primo cittadino di Chieti è già passato all’azione: qualche giorno fa, insieme all’assessore Alberta Giannini, si è recato in questura e, davanti ai poliziotti della Digos, ha presentato una querela per diffamazione a mezzo internet dopo la pubblicazione su Facebook di un post che, in un passaggio, recitava testualmente: «Vi verrò in sogno, vi farò morire».
Insomma: si preannunciano tempi duri per i leoni da tastiera, destinati a finire sotto processo in tribunale per un reato punito con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a 516 euro. Senza considerare l’aumento della pena previsto dal codice penale «se l’offesa è recata a un Corpo politico» e il rischio concreto di dover pagare un ricco risarcimento dei danni.
«Capisco la critica, anche sociale», prosegue Ferrara, «ma sempre nei limiti dell’educazione e della correttezza. È chiaro che quando si prende di mira non il ruolo, ma la persona, con offese gratuite e immotivate, non si può stare più al gioco: far passare certe frasi sotto silenzio, come se non fossero state mai scritte, significherebbe mostrare debolezza. E questo non è più accettabile». Il sindaco spiega le sue prossime mosse: «Non ho assolutamente intenzione di tollerare altre offese personali. Qualora venissero reiterate, da chiunque queste provengano, seguirei lo stesso iter». Vale a dire le vie legali. «Gli insulti», argomenta Ferrara, «non dovrebbero far parte delle dinamiche interlocutorie tra cittadini e istituzioni. Soprattutto, perché le istituzioni lavorano per la collettività, e non per loro stesse, tra l’altro con grandi sacrifici personali, che ricadono spesso su salute e situazioni familiari».
Quanto alla denuncia già formalizzata, attraverso il profilo Facebook di una donna deceduta, il sindaco e l’assessore Giannini sono stati accusati di aver causato la morte della signora, spirata in ospedale a distanza di due mesi da una caduta nel bagno della casa popolare in cui viveva. La donna, affetta da problemi di salute, aveva chiesto un altro alloggio al pianterreno. Il Comune – stando alla versione dell’ente – aveva trovato una soluzione, a condizione che, come disposto dalla commissione dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater), venisse pagata una morosità di 11.000 euro. Gli uffici municipali avevano proposto alla signora un piano di rientro, ma senza avere riscontri. «Sono morta per colpa vostra», si legge nel messaggio incriminato, «vergognatevi. Sindaco, devi fare una vita bruttissima». Le indagini accerteranno chi ha scritto questo messaggio. Sindaco e assessore hanno segnalato come, in passato, post di offese siano stati pubblicati anche da un’amica della donna poi deceduta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

