Ferrara: il Comune sarà trasparente con me e De Cesare

Discorso in piazza Vico: «Tutti insieme per il bene di Chieti» Sul palco Raimondi e Angeloni, simboli di sinistra e destra
CHIETI. Piazza Vico piena, una bandiera neroverde che sventola e qualcuno che accenna un coro “Diego Diego”. Si apre così il comizio finale a Chieti alta del candidato sindaco del centrosinistra Diego Ferrara. La novità rispetto agli altri comizi è la presenza di Paolo De Cesare, il leader dello schieramento civico con cui Ferrara si è apparentato, suscitando non poche polemiche. Sul palco anche un esponente della coalizione di Ferrara, Enrico Raimondi, e uno di De Cesare, Giustino Angeloni. Una scelta non casuale: i due sono i rappresentanti dell’anima di sinistra e di destra delle due coalizioni e il messaggio è, dunque, che questa volta si deve andare oltre le ideologie. Ferrara è partito proprio dai veleni che hanno caratterizzato la fase degli apparentamenti, dopo il sì detto ai civici, vicini al centrodestra, di De Cesare, e il no detto alla coalizione di Bruno Di Iorio, fatta di liste di centrosinistra. «Ci hanno detto, a me e Paolo, di aver fatto un apparentamento innaturale, destra e sinistra non possono convivere, come fossi un brigatista rosso e Paolo un nazista», ironizza Ferrara, «per screditarmi hanno tirato in ballo eventuali padrinaggi. Non voglio replicare, perché si innesca un meccanismo pericoloso di esaltazione, andando sempre peggio. Ma a coloro che hanno parlato di apparentamento innaturale tra me e Paolo, ora appare normale che Mauro Febbo vada con Fabrizio Di Stefano?».
Spazio anche ai programmi: «Sosterremo chi è in difficoltà economica, i lavoratori, gli ammalati, le famiglie dei disabili. Faremo rifiorire la città curando il decoro e una viabilità degna di un capoluogo di provincia. Basta con le strade sporche e piene di buche, con i marciapiedi pieni di barriere architettoniche, basta con il verde che non viene sfalciato. Il dottor Di Stefano», attacca, «sembra un albero di Natale da cui scendono milioni di euro, come se solo lui sapesse fare arrivare i fondi europei. Ma al Comune sarà difficile, con il sindaco Umberto Di Primio che sta avvelenando i pozzi, chiedendo ulteriori prestiti bancari, che saranno pagati dai nostri nipoti». Poi è la volta di De Cesare. Sale sul palco accompagnato da un piccolo fan, un ragazzino che ha tenuto per mano per tutto il tempo. De Cesare ha innanzitutto spiegato che l’apparentamento è stato fatto sui principi di «rinnovamento, discontinuità e forte senso di appartenenza alla città». È per questo che ha scelto il «sindaco-galantuomo» Ferrara. Il microfono passa poi a Enrico Raimondi, consigliere uscente e punto di riferimento della sinistra teatina, e a seguire ad Angeloni. E vedere sullo stesso palco Angeloni dopo Raimondi fa specie. Angeloni lo sa, ma ha deciso di tirare avanti lo stesso. A 71 anni e a 50 anni dal primo comizio, fatto sempre in piazza Vico, arringa la folla come al suo solito. L’ultima parola è ancora per Ferrara: «Ci vedremo la prossima settimana tutti al Comune, un palazzo che farò diventare trasparente, dove io sarò sempre a disposizione di tutti».

