Ferrara: «La Asl vuole portare uffici e direzione via da Chieti»

La denuncia del sindaco: «C’è un piano per accentrare tutto nell’area di Lanciano, è inaccettabile La città non può perdere ulteriori servizi e punti di riferimento: vigileremo per difendere gli utenti»
CHIETI. C’è un piano della Asl per portare uffici e servizi via da Chieti. Al netto di subordinate e ipotetiche, è questo l’allarme lanciato dal sindaco Diego Ferrara. Dopo le polemiche sulla chiusura del reparto di Geriatria, scongiurata solo a seguito della sollevazione di politici, sindacati e medici, si profila un nuovo scontro tra il primo cittadino e Thomas Schael, direttore generale dell’azienda sanitaria. «È importante prima di tutto capire e, ovviamente, segnalare una situazione in progress che potrebbe vedere a breve interessata anche la dislocazione della direzione sanitaria e amministrativa attualmente insediate a Chieti, nella palazzina della direzione generale», è la premessa di Ferrara, che parla anche nella veste di presidente del Comitato ristretto dei sindaci.
L’EX MARIO NEGRI SUD
«Tutto è cominciato il 10 marzo scorso, nel corso di una riunione tra la direzione Asl, il sindaco di Lanciano e i consiglieri provinciali di minoranza e maggioranza, in cui si era parlato di una concessione gratuita dalla Provincia alla Asl della struttura dell’ex Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro, per 30 anni (10+20). E questo nonostante l’immobile fosse in vendita attraverso un bando di evidenza pubblica emesso proprio dall’ente proprietario ad appannaggio dei soli privati. Sarebbe stato utile, quindi, proporre l’acquisto o, almeno, trattare un canone di locazione che avrebbe dovuto aggirarsi intorno ai 700.000 euro l’anno. Se quel tentativo di donare un bene patrimoniale del valore di 10 milioni di euro fosse andato a segno, la Provincia di Chieti sarebbe sicuramente incorsa in un intervento della Corte dei Conti». Ma il punto da comprendere, secondo Ferrara, è un altro. «Perché alla Asl interessavano e interessano molto quegli spazi? Lo apprendiamo dal progetto dell’azienda sanitaria di riorganizzazione dei servizi nell’area urbana di Lanciano, con l’ipotesi dell’istituzione della Cittadella dei servizi. Leggendo il progetto, si ipotizza di trasferirvi il Dipartimento di prevenzione (Spsal, il Siesp, il Sian e Veterinaria), uffici (direzioni amministrative, uffici tecnici e quelli di staff), il centro di formazione, la farmacia territoriale, il backoffice Cup (Centro unico di prenotazione), l’archivio documentale, il laboratorio di patologia clinica e anatomia patologica (per la durata dei lavori del nuovo ospedale di Lanciano), il centro lavorazione sangue e stoccaggio e la sala conferenze. In pratica, tutto il blocco direzionale che oggi è ubicato negli ospedali di Chieti e Lanciano».
PROGETTO BOCCIATO
Ferrara boccia questo progetto su tutta la linea. «La richiesta della Asl non nasce da un’emergenza sanitaria per improvvisa indisponibilità di spazi, come terremoti, inagibilità sismica, crolli e dissesti idrogeologici che mettono in pericolo e precludono i servizi sanitari attualmente vigenti. A muoverla è invece un disegno di riorganizzazione della Asl che, per quanto comprensibile, nulla ha di urgente e non tiene conto che lo spostamento di attività sanitarie da luoghi riconoscibili e conosciuti dall’utenza da anni non porta alcun vantaggio economico ai territori, ma solo disagi organizzativi per tutti. Inoltre, anche in questo caso Chieti corre un nuovo rischio in campo sanitario, sulle cui conseguenze vigileremo».
«NON È CAMPANILISMO»
Ferrara allontana fin da subito possibili accuse di faziosità: «La trattazione di questa procedura non investe questioni di campanile: mai ci metteremmo a fare a gara con altri centri per avere servizi e utilità a vantaggio del territorio, è però l’espressione di una preoccupazione concreta e legittima, quella di vedere progressivamente impoverita la funzione che la sanità e i presidi teatini hanno e hanno avuto negli anni. Il rischio non è solo di assistere impotenti a una nuova spoliazione di quello che è comunque il capoluogo di provincia, ma anche di togliere alla comunità, non solo teatina, prestazioni, servizi e riferimenti che esistono da anni e che hanno fidelizzato un’utenza che altrimenti sarebbe costretta ad andare altrove, diventando residuale l’importanza della nostra città in base alla riorganizzazione pensata dalla Asl».

