Ferrara: niente auto in piazza San Giustino

11 Ottobre 2020

Passeggiata del “Centro” con il sindaco: «Basta degrado»

CHIETI. «Noi vogliamo liberare piazza San Giustino dalle auto». Il sindaco Diego Ferrara festeggia la sua prima domenica da sindaco: giacca celeste, cravatta blu e in tasca un cellulare che squilla di continuo. Gira per la città il dottore, zaino sulle spalle, e ha una parola per tutti: c’è chi gli chiede di aggiustare le strade rotte e chi gli chiede le impegnative «perché, dotto’, mi fa male sempre il ginocchio». «E io non posso lasciare il mio studio medico», spiega Ferrara, «i pazienti si sentirebbero disorientati. E come farò a fare il medico e il sindaco insieme? Non lo so». Passeggiando insieme al Centro in un fazzoletto di Chieti, da piazza San Giustino alla scala mobile bloccata fino alla sede provvisoria (da 11 anni) del Comune, il sindaco si accorge che la lista delle emergenze potrà soltanto allungarsi. Sono i problemi ignorati dall’amministrazione precedente guidata dall’ex sindaco Umberto Di Primio: la tattica di mettere la polvere sotto al tappeto – a partire dalle buche sulle strade visibili anche dagli uffici del municipio – non sembra pagare.
SAN GIUSTINO Da San Giustino, con la statua protetta dalla recinzione da cantiere e i resti delle mura romane affiorate durante i primi scavi, Ferrara annuncia il suo piano per il centro storico: «Niente auto in piazza», promette il sindaco, «ma, prima di cominciare i lavori qui, sarebbe stato necessario incrementare i parcheggi altrove: i posti auto in centro sono una necessità». È una critica all’amministrazione uscente che, a ridosso delle elezioni, ha aperto il cantiere da oltre un milione per rifare la piazza con il pavimento in pietra bianca del Molise, una fontana tra le due scalinate della cattedrale, luci proiettate sulla chiesa, un giardino con aceri rossi e panchine: «Noi creeremo parcheggi al servizio del centro storico: posti auto e viabilità sono le nostre priorità», promette Ferrara, «piazza San Giustino sarà la base per il rilancio della città e diventerà un polo di attrazione insieme alla nostra villa comunale: vogliamo che la piazza diventi un centro di aggregazione e un luogo per ospitare eventi. Ma l’importante è che la gente riesca ad arrivare a Chieti».
NON SI SALE Adesso, parcheggiare in centro storico è un’impresa: lo sa anche Ferrara, costretto a girare per 20 minuti prima di trovare un posto per la sua macchina. La passeggiata con Ferrara prosegue verso via Herio e piazza Escrivà dove sbuca la scala mobile, proprio davanti al comitato elettorale di Fabrizio Di Stefano, lo sfidante della Lega battuto sei giorni fa, 55,85% a 44,15. Ormai i cancelli sono chiusi perché l’impianto, già funzionante a scartamento ridotto, è arrivato a scadenza: ci sono ancora i sigilli della procura che indaga per omicidio colposo dopo la morte di un anziano di 92 anni caduto sulla gradinata bloccata. Passerà almeno un anno per riavere la scala mobile: il rifacimento dell’impianto di risalita e discesa è legato all’appalto da 4 milioni per il raddoppio dei parcheggi del terminal bus e il Comune non ha ancora affidato i lavori. Sono due le ditte in lizza. «Questo collegamento è fondamentale per riportare gente a Chieti: senza scala mobile la città è tagliata in due», dice Ferrara, «visto che non possiamo velocizzare la ripresa della scala mobile, vogliamo aprire al più presto il tunnel che dal terminal bus porta in largo Barbella con gli ascensori».
L’INCOMPIUTA Il tunnel con gli ascensori è la storica incompiuta del centro: un’opera avviata nel 2007 con l’amministrazione dell’allora sindaco Francesco Ricci, poi bloccata per il fallimento dell’impresa aggiudicataria dei lavori e andata avanti tra gli ostacoli con Di Primio, uno che ha sempre contestato quell’intervento. Ora, il centrosinistra torna in Comune dopo 10 anni e si trova a inaugurare un’opera di quel passato. «L’apertura del tunnel è indispensabile», dice Ferrara mentre dietro di lui si forma un corteo: arriva Chiara Zappalorto del Pd, pronta a entrare in giunta; poi passa Giustino Angeloni – il video del suo comizio in piazza Vico è ancora virale – che si apparta con Ferrara per parlare della giunta; arriva anche Teresa Giammarino di Chieti per Chieti, consigliera con Ricci sindaco e gli ultimi 5 anni passati all’opposizione: anche lei potrebbe fare l’assessore. «Complimenti a tutti», sfila Nicoletta Di Biase della Lega, rimasta fuori dal consiglio.
E L’UDC? Passano anche Andrea Buracchio, segretario provinciale dell’Udc, Mario De Lio e Remo Stampone: niente abbracci, ci si saluta con il pugno-pugno: «Buon lavoro sindaco». La battuta in mezzo al corteo è: e se l’Udc entrasse in maggioranza? Nessuno risponde, tutti ridono.
FEBBO SUL CORSO Ferrara imbocca corso Marrucino, saluta i cittadini e si trova davanti anche Mauro Febbo, l’assessore regionale di Forza Italia finito nel mirino della Lega per l’appoggio intermittente a Di Stefano: «Io e Ferrara ci siamo già salutati», avverte Febbo, «gli ho mandato anche un messaggio dopo la vittoria». Ma come un messaggio? Di Stefano si è lamentato proprio per i messaggi mai ricevuti da Febbo e dal presidente Marco Marsilio: «E io scrivo a chi se lo merita», se la ride Febbo. Si aggiungono altri consiglieri e crescono i partecipanti al corteo: ecco Serena Pompilio di Azione politica e il segretario cittadino del Pd Filippo Di Giovanni. E tutti puntano verso piazza Umberto I, alle spalle del Comune, sotto alla prefettura: «Il nostro obiettivo è restituire decoro alla città», ripete Ferrara. E qui ci si può sbizzarrire, tra crepe, sanpietrini che schizzano e buche tappate con l’asfalto. A patto di avere i soldi: mercoledì Ferrara ne saprà di più sui conti del Comune. L’ultimo buco, disposto dall’ex sindaco Di Primio due giorni prima delle elezioni, è profondo 14,5 milioni e sarà ripianato in 28 anni: quando i 4 nipotini di Ferrara saranno maggiorenni, quel prestito sarà ancora in corso. E tra i primi atti del nuovo consiglio, ci sarà la ratifica dell’operazione ideata da Di Primio e dall’ex assessore Valentina Luise con la Cassa Depositi e Prestiti. Ma in Comune inizia a farsi largo un’ipotesi: la dichiarazione di pre-dissesto finanziario.
TRANSENNE La passeggiata si ferma a salita Teatro San Ferdinando: una transenna – «Questa è la città delle transenne», dice Luca Maccione di Azione politica mentre porta a spasso il suo chow chow – blocca la strada perché un palazzo è pericolante e rischiano di crollare calcinacci. Si torna indietro verso la sede provvisoria del Comune all’ex Banca d’Italia (quasi 9mila euro di affitto al mese moltiplicato per 11 anni): lungo via dei Gesuiti è rotto anche lo sportello dei contatori dell’acqua del Comune. Passa una residente, saluta e dice: «Sindaco, guardi che qua c’è tanto da fare». «Signora, lo so».