Ferrara: «Non ci tiriamo indietro, facciamo gli interessi della città»

Il primo cittadino a muro duro contro l’opposizione: «Sulle cause del fallimento chiarirà la procura, inaccettabile che le dimissioni vengano chieste da chi per anni ha messo la polvere sotto il tappeto»
CHIETI. Questa maggioranza va avanti nell’interesse della città: è il concetto che ribadisce il sindaco Diego Ferrara dopo la tempesta del fallimento di Teateservizi che ha attraversato il municipio mercoledì. A invocare le dimissioni del primo cittadino, tra l’altro non per la prima volta, sono ancora i gruppi di minoranza, che invitano sindaco e giunta a lasciare il timone del governo cittadino. «Non ci siamo mai tirati indietro in questi tre anni e non lo faremo certamente oggi»: assicura combattivo Ferrara.
«Mi sono candidato», torna a sottolineare il sindaco, «per mettermi al servizio della città e provare a risollevarla dai suoi grandissimi problemi: che non sarebbe stata cosa semplice era noto sin dal primo giorno, al sottoscritto e all’intera maggioranza». Ferrara non indietreggia di un passo rispetto alla linea che ha sempre tenuto di fronte alla precaria situazione finanziaria del municipio: «Il dissesto e la mancata gestione delle relazioni con cittadinanza e fornitori, la situazione delle partecipate che ha portato al fallimento di Teateservizi, sono baratri ed emergenze che chi governa ora non ha contribuito a creare», afferma ancora il sindaco, «e di cui saranno chiare col tempo le responsabilità che qualcuno prova ad attribuire a noi, pensando che la memoria delle comunità sia cosa facilmente plasmabile con le bugie».
Sul caso specifico di Teateservizi il sindaco ricorda poi che «è in concordato dal 2022» e che l’amministrazione «va sistemando danni e lacune gravi risalenti a molto prima. Appare incomprensibile che si chiedano le nostre dimissioni a fronte di negligenze e inerzie riconducibili ad altri. Moralmente siamo assolutamente tranquilli, anche perché a fare chiarezza sulle cause del fallimento saranno procura e altre autorità competenti che da anni indagano sulla società. Noi abbiamo cercato di cambiare in meglio la storia della partecipata, provando un doveroso piano di risanamento, per l’importanza dei servizi e perché abbiamo sempre avuto a cuore il futuro delle maestranze. Un piano che cominciava a dare i suoi frutti, visto che attraverso il lavoro del liquidatore si è provveduto a redigere i tre bilanci mancanti da anni e a rimettere in attivo i conti. Sono inaccettabili i consigli di chi in tanti anni ha messo la polvere sotto il tappeto, arrivando anche ad affidare servizi di cui non erano verificabili né attività e né passività».
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