Figlia contro il padre: il voto a Montelapiano è una sfida in famiglia

Martina Scopino affronta il genitore, sindaco uscente del paese Sono rimasti in 76 i cittadini che hanno deciso di restare a vivere qui
MONTELAPIANO. All’“Università Montelapiano” non ci sono iscritti ma si potrebbe attivare un corso di laurea in restanza: una sorta di premio sul campo a quanti hanno deciso di rimanere qui, rinunciando a tagliare il legame con la terra d’origine e perseverando in un atteggiamento propositivo. Sulla maglietta giallo fluorescente di questo fantomatico ateneo nato dalla mente goliardica di alcuni amici non più giovanissimi, sotto lo stemma che ritrae una chimera, c’è il motto latino Posside sapientam, quia auro melior est, cioè: “Impadronisciti della saggezza, perché è più importante dell’oro”. Sul retro, un passo di Cesare Pavese dal romanzo “La luna e i falò”: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo e che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
I PERCHÉ DI UNA SCELTAMario D’Angelo, 75 anni, stoico, indossa questa t-shirt con la fierezza di un accademico che ha appena tenuto una lezione di filosofia di vita in questa zona del Medio Sangro che sovrasta il lago di Bomba e si protegge ai piedi del Monte Vecchio. Dice: «Stare lontano dalle città, di questi tempi, è come ricevere la grazia». Come lui c’è l’altro stoico del paese, Domenico (Mimì) Marchetti, 74 anni: «Qui si sta divinamente, c’è tranquillità. Ed è quello che vogliamo». Anche Paolo Santini, 71 anni, ne è convinto e pure lui è iscritto d’ufficio alla scuola di Zenone di Cizio. Spiega: «Si sta meravigliosamente bene qui, chi assapora questa realtà, non torna indietro».
IL PAESE DEL SORRISOTre testimonianze brevi di chi ha fatto la scelta di vivere nel comune meno popolato d’Abruzzo. Motti e modi d’inquadrare la vita nel borgo a 740 metri di altitudine che non ha negozi, né servizi se non il municipio, con l’ultima nata che ha due anni, ma che, come spiega il cartello sulla strada all’ingresso, è “Il paese dei portali, del musicisti e del…sorriso”. E che, con 76 abitanti, dei quali 69 con il diritto di voto (se aggiungiamo gli iscritti al registro dei residenti all’estero, si sale a 150) domenica dovrà scegliere il sindaco e il consiglio comunale fra ben tre liste elettorali. Una è guidata dall’uscente Arturo Scopino, vicepresidente della Provincia; l’altra dalla figlia di questi, Martina; l’altra ancora da Giuseppe D’Ambra, rappresentante, dicono, delle forze dell’ordine.
BENEDETTA IMUMa che cosa c’è da amministrare in un Comune che in bilancio gestisce non più di 250mila euro l’anno di fondi? Boh. Tolti i trasferimenti dallo Stato, il grosso delle entrate arriva dall’Enel che, annualmente, paga al Comune 70mila euro di Imu dovuta per la centrale idroelettrica. Però, il borgo è curato, l’aria è purissima, il verde rigoglioso, i colori dei fiori con tonalità uniche. Come le maioliche dell’artista Rita Fantini che dallo scorso anno decorano i 22 gradini che si stagliano sulla Salita Vittorio Emanuele II, nella parte più graziosa del borgo.
I PROGRAMMIScopino-papà, candidato nella lista Europa Verde, ha presentato un programma con 12 punti ma i più interessanti, quelli che si riferiscono al paese, sono concentrati in quattro righe finali, prima della firma del candidato. «Si propone di porre a compimento tutti gli interventi avviati e programmati, con copertura finanziaria, dall’amministrazione uscente e di mettere in campo tutte le iniziative utili nel settore turistico, sociale, artistico, ambientale ecc. finalizzate a valorizzare il Comune». La figlia Martina, la cui discesa in campo era finalizzata ad evitare il mancato raggiungimento del quorum nel caso si fosse presentata soltanto la lista del papà, annuncia di voler puntare su «una politica sociale e culturale fondata sull’inclusione», sul «sostegno all’economia locale tramite facilitazioni ai piccoli produttori, artigiani e commercianti», alla «realizzazione di una serie di percorsi ciclabili e pedonali efficienti», a «misure di sostegno dell’agricoltura urbana con orti, frutteti e con il coinvolgimento della popolazione e dell’agricoltura professionale sul territorio». L’outsider D’Ambra, candidato della lista Rinascita Italia, ha lo stesso programma-fotocopia presentato a Casalanguida, Comune dell’Alto Vastese dove non si sono presentate liste di residenti locali: castrazione chimica ed ergastolo per i reati di violenza sulle donne e sui bambini, difesa della vita in ogni sua forma, specie e condizione (no all’aborto no all’eutanasia, no al fine vita assistito, no al testamento biologico); no alle coppie gay e di fatto e il no alle adozioni per le coppie gay; stop all’immigrazione clandestina, rimpatrio assistito e coatto dei clandestini; no all’Europa delle banche e degli eserciti; difesa in Italia e in Europa delle comuni radici cristiane; gemellaggio con comuni che abbiano culture e tradizioni popolari simili o uguali; riduzione delle tasse ed esenzione totale per le famiglie con disabilità.
RESTARE PER COSA?Fin qui i buoni propositi. Ma dopo? Perché restare? «Ho lasciato Roma per venire qui», confessa Paolo Santini, moglie originaria del borgo, «e sono convinto che chi assapora questa realtà non tornerà più indietro. Ho messo internet veloce a casa e sono in costante contatto con i figli che vivono in Canada. Scendere a fare la spesa a Villa Santa Maria e anche se devo fare 7 chilometri, è per me una gioia perché il traffico di Roma non si affronta». «Certo, se ci fosse più movimento di turisti sarebbe ancora più bello», aggiunge Mario D’Angelo, anche lui con un passato a Roma, «ma se si sceglie di restare qui è perché una buona ragione c’è e l’abbiamo ben ficcata in testa». E Domenico Marchetti? «Sono stato per 50 anni a Pescara, poi ho lasciato tutto e sono venuto qui. E oggi per me sono solo passeggiate e fumate, fumate e passeggiate in un borgo stupendo».
Insomma, è sì restanza ma abbinata alla resilienza. Qualcuno obietterà: ma i giovani qui non ci sono e l’esistenza stessa del paese in un domani neanche tanto lontano non è garantita. Certo, ma se le motivazioni sono forti - legame con la comunità, contatti sociali duraturi e migliore qualità della vita - ecco che si resta. Anche oggi, intanto, i commercianti ambulanti con i furgoncini carichi di pane, latticini e frutta, sono saliti in paese per le consegne a domicilio. Quindi non c’è neanche tanto bisogno di prendere l’auto. E così è quasi tutti i giorni. Alle 17, poi, apre il circolo ricreativo Europa e tra un caffè e una birra, una chiacchiera e un pettegolezzo, non rinunciando a una partita a tressette, si scherza, ci si infervora e si parla anche delle elezioni lontane appena tre giorni. Arturo, Martina o Giuseppe? Chissà. Qui per ora il silenzio regna sovrano. Sulla scalinata di via Sant’Antonio, un motto inciso sulla ceramica di un gradino dice Se sient l’addor de la terra e le battet de l core, si truvat la casa taje. Ecco l’anima della restanza. Anche se, come aggiunge Pavese, in un paese “non è facile starci tranquillo”.
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