Finisce con due morti la lite per il confine

Aggressore e vittima si arrendono a distanza di 7 ore e mezzo l’uno dall’altro Troppo gravi le ustioni riportate durante l’agguato con il secchio di benzina
TORREVECCHIA TEATINA. Sono morti a distanza di sette ore e mezzo l’uno dall’altro. Il primo ad arrendersi, alle 8.15 di ieri, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara, è stato Benito Penna, 80 anni, l’anziano di Torrevecchia Teatina che ha dato fuoco al vicino di casa ed è stato a sua volta ustionato da una fiammata di ritorno. Il cuore della vittima, Vincenzo Mattioli, 64 anni, ha smesso di battere al Sant’Eugenio di Roma. Erano le 15.45. Ma le speranze, per entrambi, erano già finite domenica pomeriggio, dopo l’aggressione innescata da continue discussioni per questioni di confine. E dopo che il fuoco ha avvolto completamente Vincenzo, funzionario dell’Ispettorato del lavoro in pensione, e poi Benito, originario di Roma, che ha utilizzato un secchio pieno di benzina e un accendino per scatenare l’inferno di fiamme anche per lui fatale. Troppo gravi le ustioni di secondo e terzo grado riportate, rispettivamente, sul 95 e sul 90 per cento del corpo. Sulla dinamica del delitto non ci sono dubbi: le telecamere installate da Mattioli sul tetto di casa hanno ripreso l’intera sequenza. Ma la morte ha cancellato per sempre inchieste penali e ipotesi di reato. Resta il dolore di due famiglie devastate dalla tragedia che si è consumata tra i civici 12 e 14 di via Vaschiola, una strada lunga e stretta che conduce in paese. Un posto dove si conoscono tutti. Così come tutti sapevano dell’acredine tra i confinanti, sfociata in un dedalo di denunce e in due condanne a carico di Penna: la prima (un mese di arresto e 32mila euro di ammenda) per abuso edilizio, la seconda (7 mesi di reclusione, pena sospesa) per tentate lesioni personali, violazione di domicilio, minaccia e ingiuria.
Le immagini delle telecamere immortalano Benito mentre fa avanti e indietro al confine delle due villette. Vincenzo, con una macchinetta fotografica, decide di avvicinarsi e riprendere la scena. Sono le cinque del pomeriggio. I due si scambiano qualche parola, ma nessuno è in grado di dire cosa, perché l’impianto di videosorveglianza non registra l’audio. A dividerli c’è quel muro in mattoni che, nel corso dell’ultimo decennio, ha esacerbato gli animi fino a rendere impossibile qualunque rapporto. Fatto sta che, all’improvviso, Benito prende un secchio pieno di liquido infiammabile e, a due riprese, scaraventa il contenuto prendendo in pieno Vincenzo. Quest’ultimo forse non si rende conto di ciò che sta per succedere, perché resta lì e continua a filmare la scena. Passa solo qualche secondo e il vicino getta contro di lui un accendino acceso.
In un attimo, il corpo di Mattioli diventa una palla di fuoco. Ma anche Penna viene investito dal ritorno di fiamma e si accascia sull’asfalto. Sul posto si precipitano gli operatori del 118, i vigili del fuoco, i carabinieri della stazione di Chieti principale e del nucleo operativo e radiomobile, agli ordini della tenente Maria Di Lena. Il sostituto procuratore Marika Ponziani apre un’inchiesta per tentato omicidio. Le condizioni dei due ustionati, già gravissime, diventano disperate con il passare delle ore. La morte cancella tutto. Azzera inchieste e odi terreni.
Il nulla osta per i funerali di Penna è già arrivato; oggi, probabilmente, anche il corpo di Mattioli verrà riconsegnato alla famiglia. Rimane l’agghiacciante sequenza ripresa dalle telecamere: Vincenzo che si avvicina al muretto, Benito che lo colpisce con una secchiata di benzina, il fuoco che divora la vita di entrambi.
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