Finisce in ospedale per le botte del figlio «È stato un incidente», ma poi denuncia

26 Giugno 2023

Un 48enne allontanato da casa su ordine del giudice: è indagato per maltrattamenti, estorsione, minacce e lesioni Il padre di 86 anni trova il coraggio di andare dai carabinieri: «Mi aggredisce perché vuole i soldi per comprare la droga»

CHIETI. «Mi sono fatto male in un incidente domestico». Quando si è presentato all’ospedale di Chieti, Antonio, 86 anni, ha nascosto la verità, nell’estremo tentativo di difendere quel figlio che, pur di ottenere i soldi per comprare la droga, non aveva esitato a scaraventarlo a terra con una violenza tale da mandarlo in pronto soccorso. Ma, con il passare dei mesi, la situazione è diventata insostenibile: stanco e spaventato per le violenze e i soprusi quasi quotidiani, Antonio (è un nome di fantasia) ha deciso di chiedere aiuto e presentare una denuncia ai carabinieri di Francavilla. A distanza di pochi giorni, su richiesta della procura della Repubblica di Chieti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto nei confronti di quel figlio violento, 48 anni, la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare.
LE ACCUSE
Una liberazione per Antonio che, però, non può cancellare la disperazione e il dolore per quelle scenate diventate sempre più frequenti e furiose. Ora l’indagato, che avrà l’opportunità di fornire la sua versione dei fatti durante l’interrogatorio in programma nei prossimi giorni, deve rispondere di una sfilza di reati: maltrattamenti in famiglia, estorsione, minacce e lesioni personali. In casa le aggressioni andavano avanti da tempo, ovvero da quando Luca (anche questo è un nome di fantasia, per tutelare l’identità della vittima) era finito nella trappola della droga.
LE VESSAZIONI
È stato un crescendo, nel senso che alle vessazioni psicologiche si sono presto aggiunte quelle fisiche. Luca chiedeva in modo ripetuto e ossessivo il denaro per acquistare sostanze stupefacenti. E per raggiungere il suo obiettivo era pronto ad alzare ogni volta il livello della violenza, costringendo l’anziano padre a vivere nell’ansia e nella paura. Nonostante tutto, il pensionato si è tenuto tutto dentro: non ha raccontato a nessuno il suo dramma, né ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, perché temeva che il figlio potesse avere gravi conseguenze penali.
LA RICHIESTA D’AIUTO
Le speranze che lo scenario potesse migliorare sono rimaste tali. Anzi: la vita dell’anziano si è trasformata ancora di più in un inferno. L’episodio più allarmante è avvenuto lo scorso gennaio, quando il quarantottenne ha spinto il padre, facendolo cadere e procurandogli lesioni giudicate guaribili in 30 giorni. Anche stavolta l’uomo l’ha fatta franca, perché il padre lo ha “salvato” con la menzogna dell’incidente. La vittima è riuscita a resistere ancora cinque mesi. Ma, a metà giugno, ha detto basta e si è sfogata in caserma. A quel punto è scattato l’iter previsto dal Codice rosso, la legge che ha inasprito le sanzioni e accelerato le procedure per contrastare reati come maltrattamenti in famiglia, stalking e abusi sessuali. E il giudice ha deciso di applicare la misura cautelare, perché è più che concreto il rischio che l’indagato continui a vessare il padre. Adesso, se il figlio violento tornasse a casa, rischierebbe l’arresto.
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