Finte assunzioni all’università Condanne da due a sei anni

10 Maggio 2018

Chiedevano soldi alle famiglie promettendo posti di lavoro per i figli in ateneo o in Vaticano Pene per 5 imputati tra cui l’ex dirigente Asl Di Odoardo e l’ex vicesindaco di Casalincontrada D’Arcangelo

CHIETI. «Pronto, sono la segretaria particolare del rettore dell’università d’Annunzio». In realtà al telefono non c’era alcuna «segretaria particolare», ma solo la 36enne ortonese Pamela Magno che fingeva di rassicurare ignari genitori preoccupati per il futuro dei loro figli, sulla possibilità di ottenere posti di lavoro sicuri, e senza concorso, all’università d’Annunzio, all’università di Tor Vergata e persino in Vaticano. Posti di lavoro fantasma, mai esistiti nella realtà, come a un certo punto si accorgono le vittime, che avevano sborsato soldi veri per ottenerli, soldi che sarebbero serviti ad «aggiustare la pratica». Una truffa da 100mila euro con 29 parti offese, di cui 8 si sono costituite parti civili nel processo che si è concluso ieri davanti al giudice Valentina Ribaudo. La Magno è stata condannata a 6 anni, più 2.500 euro di multa. La madre, Patrizia Marino, dipendente della Asl di 59 anni, è stata condannata a 4 anni più 1.500 euro di multa. Marco Marino, fratello di quest’ultima, di 58 anni, è stato condannato a 5 anni più 2mila euro di multa. La loro, secondo l’accusa sostenuta dal pm Giuseppe Falasca, è la posizione più grave. Ma sono arrivate condanne anche per gli altri imputati. A partire dal nome più noto: quello dell’ex dirigente Asl e Arta Luciano Di Odoardo, 73 anni di Ortona, l’unico che ha deciso di presentarsi in aula per difendersi e che ieri si è dichiarato «completamente estraneo ai fatti». Il giudice non gli ha creduto e lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi, più mille euro di multa. Secondo l’accusa, spendeva «la qualità di ex dirigente Asl, con influenze presso gli ambienti universitari di Chieti» per «garantire» alle vittime la possibilità di veder realizzato i loro sogni: il posto fisso in ateneo. Condanna per favoreggiamento a 2 anni e 6 mesi anche per Lino Camillo D’Arcangelo, ex vice sindaco di Casalincontrada di 62 anni. Tutti sono stati condannati anche al risarcimento delle parti civili che, con gli avvocati Alberto Civitarese, Vincenzo Gatta, Roberta Babore, Rocco Giancristofaro, e Massimiliano Ceddia, hanno chiesto oltre 200mila euro. Il giudice ha emesso già delle provvisionali. Secondo l’accusa, la Magno, che lavorava in ateneo, vantava finte conoscenze importanti e influenze tali da poter assicurare contratti ai figli di preoccupati genitori, pronti a sborsare soldi per «oliare la pratica». Insieme alla madre e allo zio, aveva tirato in ballo i nomi degli ex rettori Franco Cuccurullo e Carmine Di Ilio. Il gruppo si era inventato anche la fantomatica dottoressa Aruali, «segretaria particolare» di Cuccurullo, oppure l’inesistente professor Anconitani (interpretato da Marino) e persino un finto cardinale che telefonavano per tranquillizzare sulle assunzioni che non arrivavano mai. Gli avvocati della difesa sono già pronti però a preparare l’appello. Sulla colpevolezza o innocenza degli implicati in questa vicenda, dunque, non è stata ancora scritta la parola fine.