Fiori e alberi per la bonifica dei veleni

La ditta Mantini presenta il progetto per riqualificare un’area con i rifiuti interrati, Arta e Comune dovranno dire sì o no
CHIETI. Fiori, piante e alberi per bonificare i veleni di Chieti Scalo. È questo il progetto presentato dalla ditta dei rifiuti Mantini per la propria area industriale che rientra nei confini del Sir, il sito di interesse regionale per l’inquinamento. «Tecnologie di fitorimedio» per cancellare un lungo elenco di sostanze tossiche capaci di inquinare pure la falda acquifera «anche se in assenza di rischi sanitari». L’esame del progetto sarà al centro di una conferenza dei servizi in programma il prossimo 6 febbraio a partire dalle 10, nella sede comunale di via delle Robinie. E sarà un incontro decisivo: Comune e Arta sono chiamati a dire sì o no alla proposta della ditta.
A distanza di 7 anni dall’istituzione del sito Sir lungo il fiume Pescara, è la prima volta che si comincia a parlare di bonifica nelle aree private. Per gli altri interventi di bonifica, la Regione ha stanziato 10 milioni di euro da condividere tra il Sir di Chieti Scalo e il Sir Saline-Alento ma, a oltre un anno dall’annuncio, i soldi non sono ancora arrivati in Comune e non è iniziata neanche un’operazione: le uniche campagne di rilevazione dell’inquinamento dicono che le sostanze tossiche rappresentano ancora un pericolo.
Il progetto per riqualificare il sito della Mantini con i «rifiuti interrati» è stato già al centro di due conferenze dei servizi, il 29 novembre 2017 e l’11 gennaio scorso. Il terzo incontro sarà quello della decisione. E proprio per questo, il funzionario responsabile del procedimento Mario Salsano invita l’Arta a non disertare l’appuntamento: «Al fine di consentire la completa disamina degli aspetti tecnici», recita la lettera di convocazione, «si invita l’Arta di Chieti ad assicurare la presenza in conferenza dei servizi di un proprio funzionario tecnico e, in ogni caso, di far pervenire il proprio parere in uno al risultato delle analisi effettuate in contraddittorio». «Si precisa», dice il documento, «che all’esito di quest’ultima riunione, l’amministrazione adotta la determinazione motivata di conclusione della conferenza sulla base delle posizioni prevalenti espresse dagli enti partecipanti».
Nel terreno della Mantini sono stipati rifiuti sottoterra: il sito, secondo il documento, è un concentrato di veleni «in conseguenza dell’acclarato stato di contaminazione ambientale del sito con contaminazione delle acque sotterranee per i parametri di ferro, manganese, nichel, alluminio, piombo, arsenico, toluene, 1.1 dicloroetilene e cloruro di vinile anche se in assenza di rischi sanitari». La ditta ha presentato un piano di bonifica e messa in sicurezza che si basa sull’effetto riparazione «di impianti di varie specie vegetali, impianti arbustivi e arborei». «L’obiettivo primario degli interventi proposti», recita la convocazione, «è bonificare e mettere in sicurezza il sito di proprietà della Mantini avvalendosi di una tecnologia sostenibile che garantisca performance ambientali elevate e offra, nel contempo, un utilizzo agricolo del sito compatibile e sinergico agli obiettivi di bonifica come la produzione di biomassa per mezzo di colture forestali a ciclo breve». Per dare il via al progetto, è necessario anche il nulla osta di Terna «per il nuovo impianto arboreo».
All’intervento di fitorimedio si accompagnano controlli della vegetazione «per un periodo di 15 anni» e monitoraggi delle acque sotterranee «attraverso campionamenti annuali».

