Fioriti, il monsignore che fa segnare il Chieti

I personaggi della teatinità. A 92 anni don Vincenzo, fondatore della Falchetta va ancora allo stadio. Domenica scorsa ha pregato e i neroverdi hanno vinto
CHIETI. Stadio Angelini, domenica scorsa: in tribuna è presente monsignor Giuseppe Fioriti, 92 anni. Gioca il Chieti contro il Pesaro. La squadra neroverde prima passa in vantaggio e poi incassa due reti. A fatica raggiunge il due a due.
In quel preciso momento gli ultras, per niente soddisfatti della prestazione della squadra, abbandonano lo stadio. Monsignor Fioriti se ne accorge, e si può anche dire che la cosa non gli fa piacere. In quel momento pensa ed auspica: «E se ora il Chieti segna un altro gol e vince?». Forse lassù c'è anche chi ascolta richieste sincere che riguardano il mondo del calcio. Il Chieti infatti segna il terzo gol e vince.
«Una delle più belle partite che ho visto», dice monsignor Fioriti – a cui oggi dedico questo mio spazio – che pure di partite ne ha viste tantissime e in particolare quelle del Chieti. Il calcio come mezzo di apostolato, ma non solo, perché è appassionato di ciclismo e bocce, sport quest'ultimo che pratica ancora. Una scelta fatta fin da quando Vincenzo Fioriti, il 15 luglio del 1945, venne ordinato sacerdote dal vescovo Giuseppe Venturi.
Sono passati più di settanta anni intensamente vissuti, prima a Piane d'Archi, quando aveva appena 21 anni, due anni dopo a Villa Santa Maria e infine a Chieti da quasi quarant'anni. Don Vincenzo attualmente è canonico penitenziere della cattedrale e cappellano dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei morti. E' stato vicario e stretto collaborare del cardinale Vincenzo Fagiolo, quando questi era arcivescovo di Chieti.
Lo sport per avvicinare i giovani a Dio: una scelta che don Vincenzo maturò frequentando i salesiani di Ortona con i quali iniziò un rapporto sempre più intenso con il calcio e altre attività sportive. Il calcio però è e resta la sua grande passione: per oltre vent’anni è stato presidente della squadra del Villa Santa Maria, maglie neroverdi, di cui fu anche il fondatore. Poi, una volta arrivato a Chieti, nel rione Filippone, dove abitava, dette vita alla Falchetta. Allora era parroco don Giuseppe Di Falco, chiamato successivamente a ricoprire il ruolo di Vescovo di Sulmona, che gli mise a disposizione una stanza della parrocchia dove radunava giovani e appassionati per mettere su la società destinata ad occuparsi di calcio giovanile.
Lo scopo era e rimase quello dell’attività pastorale, ma non mancarono i risultati anche in campo sportivo, visto che ben 8 dei suoi ragazzi arrivarono a giocare in serie B. Di quel gruppo di giocatori, don Vincenzo non è stato solo il presidente ma, come fece prima di lui un altro sacerdote, l'indimenticabile Don Angelo Carena, con la sua Nike Onarmo, anche la guida assai presente che non si limitava solo a curare l'anima e lo spirito, perché la competenza calcistica che aveva maturato e soprattutto il suo entusiasmo gli davano la capacità di curare bene anche il corpo, cioè la preparazione tecnico atletica dei giocatori.
Seguiva tutte le partite con grande partecipazione e passione, come ancora fa con la squadra del Chieti. E non era certo raro vederlo anche protestare con gli arbitri quando subìva qualche fischio sbagliato. Indiscussa la sua competenza: del mondo del calcio conosce bene vizi e virtù. Ma segue con passione anche altri sport.
Da lui ho saputo della vicenda di un ciclista che, a metà degli anni 40, appena dopo il ciclone della guerra, conobbe a Fossacesia, il paese di Alessandro Fantini. «Si chiamava Del Pellaro ed era uno scalatore molto forte che aveva 38 pulsazioni al minuto. Al giro delle Puglie in una tappa di 224 km inflisse un distacco di 24 minuti al secondo. Era destinato ad una grande carriera, ma quando venne iscritto al giro d'Italia rinunciò perché l'intera famiglia aveva deciso di emigrare in Australia: così perdemmo un grandee campione».
Ma torniamo al Chieti per concludere che di certo le prossime partite vedranno don Vincenzo sugli spalti sperando che si ripeta il miracolo domenica scorsa. Del resto le vie del Signore sono infinite e percorrono a volte anche quelle calcistiche, magari colorate di neroverde.

