Fiume Moro inquinato, la Procura apre l’inchiesta

10 Ottobre 2020

Frisa. La denuncia presentata da Nuovo senso civico e dal sindaco Labbrozzi  Scarichi abusivi, acque nere e pesci morti: ecco le condizioni del torrente

FRISA. La Procura di Lanciano ha aperto un’inchiesta per inquinamento ambientale del fiume Moro a seguito dell’esposto presentato dall'associazione Nuovo Senso Civico.
Lo scorso 22 settembre il presidente dell’associazione, Alessandro Lanci, assieme al sindaco di Frisa, Nicola Labbrozzi e al consigliere Romano Mattioli, aveva denunciato una situazione apparsa da subito gravissima, dopo un sopralluogo sollecitato da contadini e abitanti della zona. A corredo dell'articolato esposto anche foto e video di quanto trovato agli argini e nel letto del fiume. Acque nere come petrolio, maleodoranti, una schiuma biancastra densa a coprire ogni cosa, flora e fauna morte lungo le sponde: il tratto di Moro che bagna i comuni di Frisa, Ortona e San Vito si presentava agonizzante. Il procuratore capo, Mirvana Di Serio ha quindi ordinato le indagini, incaricando esperti in materia ambientale e autorità di polizia specializzate in inquinamento ambientale. Ci sono già stati dei sopralluoghi e dei prelievi. L'intenzione è quella di agire "a tappeto", supervisionando ogni ruscello o fosso che porta acqua al Moro per capire da dove possano provenire sversamenti sicuramente abusivi e nocivi alla salute umana e ambientale. La situazione che si è presentata agli occhi degli inquirenti è preoccupante: dopo quasi un mese dalle prime segnalazioni e dopo le abbondanti piogge che si sono verificate nei giorni scorsi sul territorio, l'acqua appare ancora nera. Un campanello d'allarme che lascia ipotizzare che non solo il fondo del fiume è pieno di sedimenti nocivi, ma che gli sversamenti vengono rilasciati continuamente. A segnalare la presenza di schiuma, acqua putrida, cattivo odore e pesci morti sono stati anche alcuni turisti che hanno contattato l'associazione dopo una passeggiata nella riserva dell’Acquabella. È proprio lì che il Moro e i suoi torrenti finiscono la loro corsa, in una delle aree protette tra le più suggestive e incontaminate della Costa dei trabocchi.
Anche in passato il Moro era stato oggetto di denunce, segnalazioni ed esposti. Nel 2011 le analisi effettuate con i prelievi portarono alla scoperta di sostanze estremamente nocive come fenoli, solventi clorurati, idrocarburi e un’altissima concentrazione di metalli pesanti altamente tossici e nocivi tra cui rame, piombo, nichel, cromo, assieme ad altre sostanze pericolose e cancerogene come il cloroetilene, rinvenuto stranamente nei prelievi nonostante sia altamente volatile, plecloroetilene (cancerogeno), solventi clorurati, trielina e derivati dal benzene.