Flacco: «Ho sempre agito nella legalità»

Sfogo del manager Asl dopo l’assoluzione per il caso delle nomine: dissolte le ombre costruite ad arte
CHIETI. «Siamo due a zero, e non c’è molto altro da aggiungere». Commenta così Pasquale Flacco, direttore generale della Asl di Chieti, la sua assoluzione dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio nel processo che lo vedeva imputato con l’ex direttrice amministrativa Sabrina Di Pietro, in relazione alla nomina di quest’ultima. L’assoluzione, al tribunale di Chieti, è arrivata martedì sera. Ma la sentenza di primo grado non chiude il caso: il denunciante, il consigliere regionale Mauro Febbo, dice che «prima di ogni considerazione sarà opportuno leggere le motivazioni della sentenza e le conseguenti decisioni della procura al fine di poter di esprimere eventuali valutazioni finali sulla vicenda».
«Già qualche mese fa si era espressa sullo stesso argomento la Corte dei Conti», aggiunge Flacco, «che aveva archiviato il caso, sollevato sempre dal presidente della commissione regionale di vigilanza, autore anche della denuncia in procura. Per la magistratura contabile non era stato prodotto alcun danno erariale con la nomina di Di Pietro, così come oggi la stessa non configura alcun reato sotto il profilo penale. Sono sempre stato sereno», dice Flacco, «perché consapevole di aver agito nella legalità e nel rispetto delle regole, ma questa sentenza aggiunge qualcosa in più: la forza che deriva dalla verità accertata. E che mi permette oggi di dire che in realtà un abuso c’è stato, ma di arroganza e malanimo da parte di chi con una violenza inaudita ha infangato quest’Azienda e i suoi rappresentanti. Dipinti come malfattori, bugiardi, indegni del nostro ruolo. Per chi crede nella sacralità della carica pubblica, è uno sfregio, che comunque ferisce credibilità e immagine. La sentenza, perciò, dissolve le ombre, costruite ad arte, e rimette a posto i pezzi. Rinnovo la mia stima, mai venuta meno, peraltro, a Sabrina Di Pietro», conclude Flacco, «la quale con onestà e passione ha profuso il massimo impegno per la nostra Asl, che ha voluto preservare dal fango rassegnando le dimissioni. Un gesto nobile, raro di questi tempi. Che fa la differenza tra le persone».
Febbo, da parte sua, assicura: «L’esposto non è nato da alcun intento vessatorio e/o polemico e/o accanimento, men che meno di carattere personale verso la Di Pietro ma da fatti oggettivi e atti documentati. E le circostanze da me esposte sono state pienamente condivise dalla stessa procura che ha disposto i propri necessari accertamenti, ritenendo gli stessi idonei a sostenere la pubblica accusa in giudizio».

