Folla e lacrime per l’addio a Luca tra rombo di motori e palloncini

7 Settembre 2023

Un corteo di giovani e guardie giurate ha accompagnato la bara bianca dal municipio fino alla chiesa Il parroco agli amici del 24enne morto nello schianto: «Vivere è un dono, mai dare nulla per scontato»

CRECCHIO. Una bara bianca ricoperta da una cascata di rose, anch’esse bianche. Rombi di moto e palloncini sempre bianchi. Il feretro di Luca Fondati, il ragazzo di 24 anni che ha perso la vita lunedì a seguito di uno schianto con la sua moto, è entrato nella chiesa della parrocchia del Santissimo Salvatore di Crecchio, ieri alle 16.30 portata in spalla dai colleghi, guardie giurate come lui. Tutta la comunità di Crecchio era presente per l’ultimo saluto.
Un fiume umano quello che dal piazzale antistante il municipio ha accompagnato il carro funebre fino all’ingresso della chiesa. Tantissimi ragazzi, giovanissimi, amici di Luca e del fratello Alessandro si sono stretti al dolore che ha devastato, all’improvviso, questa famiglia. C’erano mamma Antonella e papà Dario affranti. Un paese intero era in chiesa ieri pomeriggio, non facendo mancare, nemmeno per un istante, il suo sostegno a questi genitori dilaniati dal dolore. A celebrare l’omelia don Joseph Koren, che appena iniziata la funzione ha ricordato la bontà di Luca e la sua solarità nota a tutti. «Il dolore che oggi provano i familiari di questo giovane», ha detto, «è fortissimo e sembra impossibile da superare, ma è necessario trovare la forza nella fede e nel sostegno di tutti quelli che amavano Luca e vogliono ricordarlo. Il dolore se condiviso si riesce a sopportare meglio, per adesso rimane un enorme silenzio». Inoltre, il parroco della chiesa di Crecchio ha sottolineato come sia fondamentale riconoscere il valore della vita, che nel corso della quotidianità a volte dimentichiamo. «Vivere è un dono enorme», ha spiegato, «ridiamo e scherziamo e ci sembra tutto normale, poi quando si perde un amico ci rendiamo conto che per scontato non bisogna dare nulla, anzi diventa importante dire grazie e apprezzare fino in fondo ogni momento che trascorriamo».
Gli occhi lucidi degli amici di Luca hanno dimostrato che le parole del prete hanno colpito nel segno. Alla fine della messa alcuni compagni di scuola del ragazzo hanno letto dei pensieri per omaggiarlo. Alberto, ad esempio, ha ricordato i pomeriggi trascorsi a fare i compiti che si trasformavano in veri e propri momenti di festa e quando a scuola Luca rimaneva sempre senza fazzoletti e ormai la presa in giro era diventata un tormentone tra i ragazzi. «Ti piaceva scherzare», ha infine detto Alberto con la voce rotta dal pianto rivolgendosi direttamente a Luca come se fosse lì, «dimmi che anche questo è uno scherzo, esci e torna a ridere con noi».
Ad accogliere il feretro, dopo la conclusione della messa, una piazza gremita. Applausi scroscianti e immancabili le moto, che Luca amava tanto. I motori accesi hanno accompagnato l'uscita della bara. Poi, tanti fiori. Le corone degli amici, dei familiari, dei compagni di classe del fratello minore Alessandro. Un paese in lacrime per la perdita di un ragazzo d’oro, come lo hanno definito tutti. Dopo tutte le lacrime è sceso un silenzio assordante. Rimane una famiglia distrutta da portare avanti nella quotidianità di tutti che non sarà più la stessa. A tradire Luca una delle sue più grandi passioni: la moto. La fatalità lo ha strappato al mondo troppo presto. Ventiquattro anni sono un soffio di vita, quella vita che da oggi, forse, i giovani amici apprezzeranno ancora di più.
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