Fondi distratti, a processo Angelucci e la madre

Sant’Eusanio del Sangro: rinviati a giudizio gli ex amministratori della Gravena L’accusa è bancarotta fraudolenta: nei conti dell’azienda manca oltre 1 milione
SANT’EUSANIO DEL SANGRO. Dopo il fallimento, arriva il processo per bancarotta fraudolenta per Ida Lio e suo figlio, Riccardo Angelucci, ex titolari della ditta Ceramiche Gravena srl, dichiarata fallita dal tribunale di Lanciano il 12 novembre 2013. A rinviarli a giudizio, al processo che inizierà il primo febbraio 2017, è stato il giudice per le udienze preliminari Marina Valente. Secondo l’accusa i due, che insieme al compianto padre Ezio Angelucci, erano stati ai vertici del Lanciano calcio dal 1983 al 1987 e dal 1997 al 2006, avrebbero distratto fondi della società di cui erano rispettivamente amministratore unico e amministratore di fatto, per un importo di 1.347.405 euro, redatto bilanci dal 2009 al 2012 in modo errato, avrebbero sopravvalutato il patrimonio aziendale di ben 11.390.044,33 euro e non pagato le ritenute d’acconto per 108.618 euro e l’Iva del 2011 per 161.061 euro. Insomma per l’accusa sarebbero incorsi in più casi di bancarotta fraudolenta in concorso.
Nello specifico per «procurarsi un ingiusto profitto o comunque recare pregiudizio ai creditori, in data successiva rispetto al maturarsi dello stato di insolvenza, distraevano, occultavano, distruggevano o comunque dissipavano i beni merce dell’impresa per un valore di 1.347.405 euro, inseriti contabilmente tra le rimanenze al 31 dicembre 2012 e non rinvenuti dal curatore fallimentare in sede di inventario». Sempre secondo le accuse formulate dalla Procura, la Lio (amministratore unico Gravena dal 7 novembre 2003, cioè dalla morte del marito Ezio, scomparso il 5 novembre dello stesso anno) e Riccardo Angelucci «non aggiornavano correttamente il libro degli inventari dal 2003, tenevano irregolarmente i libri sociali, redigevano i bilanci di esercizio dal 2009 al 2012 in base a criteri non coerenti con quelli utilizzati nei precedenti esercizi, non rendendo così possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari».
I due imprenditori, inoltre, per ritardare il fallimento nel bilancio di esercizio al 31 dicembre 2008, avrebbero sopravvalutato il patrimonio aziendale assegnando allo stabilimento industriale un valore di 14.390.118,33 euro, con un incremento di valore di 11.390.044,33 euro.
Non solo, anche a livello fiscale ci sarebbero dei problemi perché avrebbero omesso il versamento per l’anno 2011 delle ritenute d’acconto per 108.618 euro e non avrebbero pagato l’Iva nei termini per il 2011 per 161.061 euro. Insomma a processo si cercherà di capire il movimento di denaro, di beni di un’industria che è stato un pezzo di storia del comprensorio. A processo sarà il legale di Lio e Angelucci, l’avvocato Fabio Camerano Spelta Rapini, a cercare di respingere le accuse. (t.d.r.)
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