Forleo: «Un grande risultato il serpente ucciso dalla testa»

2 Agosto 2018

CHIETI. «Un serpente deve essere ucciso tagliandogli la testa». Il comandante provinciale dei carabinieri Florimondo Forleo parla così dopo l’arresto di Simone Cuppari, il boss della ’ndrangheta...

CHIETI. «Un serpente deve essere ucciso tagliandogli la testa». Il comandante provinciale dei carabinieri Florimondo Forleo parla così dopo l’arresto di Simone Cuppari, il boss della ’ndrangheta preso in un paese della provincia di Bergamo dopo due anni di latitanza. Secondo Forleo, nonostante vivesse quasi da rinchiuso in un appartamento modesto, Cuppari non avrebbe avuto problemi a riorganizzare i suoi affari puntando su decine di gregari. Gli stessi che gli portavano pizzini in cabine telefoniche, sotto i tavolini dei bar, nelle stazioni di autobus e treni. La base degli affari di Cuppari, documentata dalle indagini dei carabinieri, era a Francavilla: da qui le attività, a partire dallo spaccio, si ramificavano in Italia. «Nessuno può pensare che il territorio di Abruzzo e Molise sia terra di conquista», dice Forleo, «chi crede a una cosa del genere deve toglierselo dalla testa».
Con l’arresto eseguito alle 15,07 di martedì scorso, sotto alla palazzina di Martinengo, i carabinieri chiudono un conto aperto con Cuppari, sfuggito a una retata il 21 febbraio scorso e condannato in primo grado a 28 anni di carcere per traffico di droga: «Sin dall’inizio è diventata una questione personale», spiega Forleo, «perché il capo della ’ndrina in libertà era sicuramente un potenziale pericolo: noi non ci potevamo permettere che fosse libero colui che in qualsiasi momento poteva riorganizzare e fare infiltrare la ’ndrangheta in Abruzzo e Molise. Non possiamo permettere che qui attecchisca la criminalità organizzata: faremo di tutto per evitare che accada».
A lodare l’operazione dei carabinieri anche il vice comandante della Legione carabinieri Abruzzo e Molise, il colonnello Antonio Buccoliero: «È stato arrestato un latitante pericolosissimo grazie alla professionalità e all’abnegazione della nostra squadra. È un’operazione che ha il risultato di tenere al sicuro questo territorio».
«Un risultato voluto che fa bene alla società, all’Abruzzo e ai carabinieri», dice il maggiore del nucleo investigativo Marcello D’Alesio.
Anche il nuovo questore Ruggiero Borzacchiello esprime «soddisfazione» per l’operazione.